Alors, tu connais l'histoire...

 

Allora evviva la morte pura, il tutto sommato è meglio morire di bonnie and clyde, no, di serge gainsbourg, e tutte le sue mille sigarette - ma soprattutto, i suoi mille accendini di marca e i suoi jeans a vita alta, lui e il suo grazioso gesto, un poco da signorina, col quale si libera del filo del microfono come di un fastidioso... allora, alors, tu connais l'histoire? è che oggi mi sento male. Come un ferro da stiro in mezzo allo sterno, per l'oppressione non sono riuscita neppure ad appisolarmi, e oggi non sono andata neanche "a correre", diciamo correre, sono stata solo a far fila nelle banche, prima in quel mercato del pesce che è l'MPS centrale, e poi dal mio mellifluo dirécteur de Bienèl paribàs... l'oppressione non svanisce. La telefonata, come ho detto, si è interrotta in mezzo al sole, facilmente potevo immaginare una camicia e una giacca di cotone sul braccio, ma poi... poi niente, neppure uno sguardo, un movimento di mano. E' proprio così, ci s'impicca volontariamente alla prima vera "storia" che valga la pena di raccontarsi, e di questo racconto si fa un nastro... e alorsvoilà, Clyde a une petite amie... niente, una buona storia, tutto qua - e soprattutto, storie di polizia, storie di pulizia, storie che possono andare isolate, ripulite da tutto, riscattate... leggevo prima su D, mi pare su D, di un libro di un giornalista di Le Monde, Fottorino mi pare che si chiami (Fottorino! ma è inventato?), si chiama Baci da Cinema, leggevo e ricordavo E., seduto al tavolo da pranzo di là, che raccontava: io tutto quello che ho imparato nei rapporti con le donne, l'ho imparato dai film... e mi ha fatto sempre sognare questa storia, quest'educazione a forza di film, del ragazzino figlio di un distributore di cinema... burbero, strano, per come mi ricordo la voce, che l'ho sentita un paio di volte per tel prima che morisse... e che strano, quando morì, non ci sentivamo da tempo, mi chiamò all'improvviso per dirmelo di persona... come se fossi una parente, una specie di sorellastra, non so, una parente lontana e vicina allo stesso tempo, estranea e stretta... non so più di cosa... ma l'oppressione continua, al petto, ma poi anche allo stomaco. Non so che fare, è un po' illogico questo dolore, c'è qualcosa di molto grosso che mi sfugge. Il gatto con le unghie cerca di staccarmi la mano dal quaderno.

Ed è così mischiato tutto, questo senso di oppressione al petto, la mancanza, la fame, il peso, l'allegria di sentirti, l'oppressione che mi dà la gente che incrocio per strada, Riccardo che si alza e passeggia per casa, Vincenzo che conta le monete, i computer sempre accesi, il gatto sulle carte, la contrattura che non si slega, la testa legata, la volontà di stare legata che è una cosa più complicata da dire... strano, tutto oggi, che ho cercato di riposarmi, sono tesa e contratta come non mai... stamattina mi ha chiamata Patrizia, stavo nei corridoi della banca ad aspettare alla porta sbagliata. "Ho pensato", mi ha detto, "che quel muro non lo voglio vedere è troppo grosso, ho pensato che lo faccio demolire". Non mi sono neanche... non ho aspettato neanche che aggiungesse "che dici?" - sono stanca ho pensato, fate quel cazzo che vi pare. "Che ti devo dire? Fallo smontare". Silenzio. Imbarazzo. Tutto molto stupido. E di che stiamo parlando poi? di uno strano incamiciamento di pilastro, niente di più. Che è "troppo grosso", "troppo bianco", "troppo muro", troppo tutto... e che vuoi, le ho detto, se per te è troppo, leva tutto e lascia il mondo come sta. "Non me lo farai dire, che sono contenta lo stesso", pensavo, "non sono contenta per niente". Poi più tardi mi ha telefonato Michele, "archite'... abbiamo smontato tutto!". Pausa. Gli ho detto solo: Michele? sono stanca. Sono molto stanca. Sono stanchissima.

E stanca di tutto evidentemente, con questa brutta abitudine all'agitazione e all'amore, e senza nemmeno sigarette. Dunque m'incanto a guardare Serge Gainsbourg, in stato di evidente relativo malessere, sempre relativo come sempre certe persone, accendersi due sigarette: una convulsamente prima di iniziare a cantare (vous avez lu l'histoire de jesse james? comment il vecut, comment il est mort?), e una (sfinito) subito dopo aver finito, e fra l'una e l'altra una specie di messinscena di morte, curiosamente simile a quella del polacco quando cantava quella canzone delle nubi, jak oblok, lui senza sigaretta e non solo, senza neppure il conforto di un gesto o di un ammiccamento... ma insomma, curiosamente, come già morti tutti e due, serge gainsbourg e marek comesichiama.