Anche una carta patinata buona
comincia a costare assai.
Per amare la gente normale, persone qualunque con lievi imbarazzi ridicoli segreti e odori nè brutti né buoni ma strani, e amarla tanto da poterne osservare i corpi con vera attenzione, cura e simpatia, evitando qualsiasi catalogazione sommaria, ma imparando umillmente a distinguere una tonalità di capelli dall'altra, una forma di culo dall'altra etc, con l'umiltà e la giovinezza mentale di un oscuro ricercatore di una non prestigiosa università americana, bisognerebbe avere una certa maturità estetica, sì maturità.
Leggo oggi sulla copertina di D il per niente accattivante titolo: I RISCHI DI UNA SOCIETA' IPEREROTIZZATA. La copertina promette immagini pornosoft, apro e c'è un servizio su una "velina di tokyo", che mi riprometto di leggere, così come penso che faranno tutti i porcellissimi intellettuali ed evoluti lettori maschi di D, che poi sono quelli che il sabato comprano Repubblica per finalmente potersi chiudere in bagno sfogliando un femminile ricco di foto di delicate bad-girls, mi scopro a stropicciare la carta del giornale e a riflettere sui vari significati della parola patinato, e sul fatto che anche una carta patinata buona comincia a costare assai.
A me quando mi guardo in giro non mi sembra di vivere in una società ipererotizzata ma in un asilo infantile, vedo molti bei vestitini intercambiabili, molti cellulari rosa fuczia, molti lucidalabbra profumati contenuti in astucci a forma di scoiattolo, molti charms (si chiamano charms quei ciondolini). Come antidoto all'odore di fragola mi viene in mente una donna di Philip Roth, né giovane né vecchia, né bella né brutta, che ho immaginato somigliare a una specie di veruschka ma molto molto imbruttita e patita, intenta a lavare il pavimento di un residence, o college non mi ricordo.
