Czech Suite
1. Stessa campagna: nella televisione del pulman che ci portava a Jihlava, e fuori dai finestrini la campagna vera, di un morbido grigio-beige. Ma perfino se ti avvicinavi a un bosco nel film ti ci avvicinavi pure dal vivo col pulman, ti veniva da pensare l'hanno fatto apposta, un pensiero dell'ufficio turismo. Però no, una differenza c'era, era la luce color oro bianco in cui era immerso il film, la luce color oro bianco che i tre ragazzi, nella macchina scoperta, perforavano come se vi si tuffassero, e una volta tuffati, significava che stavano nel campo, che erano finiti nel campo, e la macchina rallentava rallentava per poi fermarsi contro un qualche covone. "I ragazzi" erano una ragazza bionda molto sottile e bella, con un vestitino bianco svolazzante (era estate) e spesso un cappello, e due ragazzi, uno biondo coi capelli rasati piuttosto muscoloso e uno bruno meno muscoloso, e giravano per la campagna boema con questa spider. In una scena dormono supini, ciascuno su un covone (no covone, sai quei rotoli? come si chiamano quei rotoli?), con la schiena inarcata a seguire la curva del covone, del rotolo. Poi si rimettevano in macchina - o magari la prendevano a calci se non partiva, quelle cose che fanno nei film on the road. Ogni tanto si baciavano, prima lei il biondo, poi lei e quell'altro. Poi arrivavano a una cittadina, lei e il bruno si mettevano ad aspettare nella piazzetta come due parcheggiati che si baciano (mentre gli abitanti del paese li guardano dalle finestre, silenziosi, incantati dal bacio e dalla spider), mentre il biondo andava a rapinare una banca - poi usciva di corsa coi soldi, saltava dentro alla macchina e se la filavano, ridendo come pazzi. Poi finivano in una specie di castello o che ne so, no prima era una stalla poi era un castello, lei si appoggiava a una sedia antica di legno, una specie di tronetto issato su un piedistallo (perché forse era un museo, uno di quei musei in mezzo al nulla, dove non c'è nessuno), e lentamente si alzava il vestitino, guardando fissamente il biondo che però, la guardava ma non ci andava, forse perché si era seccato. Un'altra volta si vedono tutt'e tre che si svegliano in un letto di albergo, lei in mezzo e loro due ai lati, e sono molto affettuosi e allegri. A questo punto per un attimo devo essermi addormentata, poi il film non c'era più, la campagna era diventata un paese, Jihlava. Ah il film non l'ho sentito con le parole (era in ceco, era un film ceco), ma con della musica moderna in cuffia, la cuffia del bus, mentre sofia mi dormiva con la testa sulla spalla, i suoi capelli liscissimi.
2. Allora i tre amici di gioventù, anzi d'infanzia, i tre amici proprio stretti, erano mio padre, havel e ivan passer, lo conoscete ivan passer? No, diciamo noi, ivan come? Passer. No. Beh nel 65 fece un film, uno dei più bei film cechi secondo me, si chiama Intimate lighting, Luce intima, un film molto, molto bello, veramente bellissimo (eccetera, eccetera). In più c'era nostra madre, nel film.
La rete serve a questo, anche, che prima ascolti una persona che parla, di una cosa che non conosci, e fai partire l'immaginazione, ma poi non resisti, blocchi l'immaginazione e ti metti a cercare. Il film prima di tutto, naturalmente, e trovi il promo su youtube. Poi, visto che ormai non ti trattieni (dovresti invece, per qualche strano motivo dovresti), vai subito a controllare se davvero quella ragazza fosse la madre, "secondo me sono tali e quali". Trovi, intanto che giri per google, una serie di fotografie intime (fotografie di famiglia), qui. A vederli da piccoli, quasi ti commuovi come se fossi una loro parente, e questo non dovrebbe succedere, a te che fai una semplice ricerca su internet, quantunque amica dico, "non le farò vedere a nessuno queste", ti riprometti, ma invece vedi, "e d'altra parte sono in rete" (nel senso: ci sono già). E d'altronde, quando a settembre cordelli ha fatto l'articolo sul corriere, non ci ha pensato due volte (al contrario di noi, che nei testi di presentazione dello spettacolo stavamo bene attenti a lasciar perdere questo fatto, di chi fossero figli) a infilare nell'articolo la foto dei due gemelli, ragazzini, in smoking alla notte degli oscar. Ne parliamo in macchina verso l'aeroporto, ah quella foto, ci dice, sorride, è stata la prima e unica volta che ho messo uno smoking (e credo che sia la prima e unica volta che lo sento parlare al singolare, in effetti dice sempre "noi"): ci invitarono ad andare, noi e nostra madre, ma a noi dettero il visto a nostra madre no (ed è già la seconda volta che lo sento raccontare, di questa discriminazione). Insomma di nuovo la madre, l'indirizzo del sito della madre lo trovi facilmente, ma resisti ancora un po' ad andarci, dopo averla vista splendida in quel film di passer (e aver controllato che sì, le somigliano proprio, come se davvero fossi una loro vecchia zia, che ha bisogno di fare questo tipo di dichiarazioni, definitive). Poi naturalmente ci vai, sul sito della signora, perché questo luogo di merda che frequenti è così, che non c'è pace per nessuno, e non trovi un vero e proprio sito di attrice, ma il sito di una che fa lampy tiffany, film e divadlo, una cosa l'altra e l'altra e tutto abbastanza equivalente. Che poi, a pensarci, col figlio di cosa parli? di teatro, ma anche di batterie di camion, anzi credo che l'argomento batterie di camion sia prevalente, o almeno era prevalente l'altra sera, quando l'abbiamo aspettato nella sua roulotte, stretti intorno al piccolo tavolo di legno, finalmente al caldo grazie a una stufetta accesa a mille, dove essendosi seduti per primi loro quattro, io sono finita a sedere su un trapano bosch - comunque Luce intima è un titolo bellissimo.
3. Ma in questo posto non c'è nessuno. Esistono ancora posti dove non c'è nessuno e neanche niente di distintivo nei muri, nei colori, vedo solo pavé, cubetti grigio-rosati, molto piccoli e ben serrati, camminiamo rapidamente verso neanche noi sappiamo dove, era meglio prima nel bosco, fra le foglie, fra le muffe, un spazio siderale fra noi e le cime degli alberi, alti altissimi, per esempio un lungo viale, saranno faggi, piantati voglio dire in due filari perfetti, dall'uomo, non spontanei, il mezzo a un bosco spontaneo. Il posto dove stiamo a dormire lo chiamano "castello", il Castello di Třešť, ma in realtà... no un convento no, sembra piuttosto una scuola, un antico e prestigioso collegio, un college o Alta Scuola o Accademia di Qualcosa, chissà cosa - certo che al primo piano, che è quasi tutto un susseguirsi di salette-congressi, tutte con accesso da un ballatoio vetrato che si snoda sui quattro lati del cortile quadrato, alle pareti, fra porta e porta, enormi e scuri ritratti di... vado a guardare meglio, no non sono reverendi sono Professori, Professor XXX e Professor YYY è scritto a stampatello con la stessa pittura a olio, bianca o gialla, al piedi di ogni figura - quadri strani per la verità: da lontano (dalle finestre di secondo piano, là dove dormivamo) sembravano ritratti del seicento, da vicino invece vedi i vestiti (alcuni talari, in effetti) molto realistici, ma i volti risolti in quattro pennellate nervose e multicolori, "molto espressivi" come si dice (non belli), con qualche vago riferimento a Bacon.
Non c'è un grammo di polvere da nessuna parte. Alla reception non capiscono neanche l'inglese ma ci sorridono con caparbietà e dolcezza, sgranando gli occhi vellutati: i loro tailleurs, il nostro abbigliamento da puffi di montagna, i miei capelli che l'umidità ha reso nuvoleschi e da strega, dovrei avere delle meline rosse in mano, ma invece ho il solito cellulare che tento di connettere wifi (e naturalmente riesco: c'è un punto d'accesso aperto in ogni angolo e momento, pure in un vecchio castello-scuola come questo, posto a cerniera fra un bosco sterminato e una città fantasma). Per un attimo mi è chiaro come tutta questa gente che vedo (l'Orco Buono, l'Imponente Regina dalla pelle bianca e morbida, la Giovane Cameriera bionda e elastica, il Cavaliere Boemo), così affogata in questa nebbia come un presepe di zucchero, si collega quando vuole.
4. Siamo ancora estranei. La lingua è ostica. Mi spiega lentamente eleonora, "lelina", la vastità dell'abisso che ci separa, noi e loro, tramite alcuni aneddoti: chiacchiere di ragazze, fra certe sue amiche italiane e certe sue amiche ceche, con queste ultime che alzano le mani e chiedono risolute alle italiane di fermarsi, per favore, con quelle confidenze così intime, troppo difficili da sopportare per loro. Guardandola penso che anche lei, dopo quattro anni che è là, un po' sia diventata così, racchiusa in questo guscio di pudore protettivo (non so poi se davvero è pudore, una cosa del cuore, o è semplice decenza, qualcosa che ha più a che fare con la creanza). O magari "lelina" era già così, e questa Česká republika è il rifugio di tante persone schive, lente, eleganti, silenziose, metodiche e vestite a strati, il cui sorriso si apre a tratti e imprevisto, ma più di sincera sorpresa per la tua affabilità, che per un inconsulto affiorare della propria: come i bambini insomma, che della parola "affabilità" istintivamente diffidano, percependone l'esser cosa da adulti, e quindi soprattutto l'insidia - "lelina" insomma è simpatica e affascinante. La seguiamo affrettandoci, anche perché fa freddo, alla volta di questa... "di questa specie di casa del popolo" spiega lei, che è di un paese vicino firenze, o comunque... sì, più o meno come una casa del popolo: ecco la sala da ballo, o dancing hall, tančírna.
5. Ti mando delle immagini rasserenanti. Di Telč. Cittadina gesuita, ma anche di mercanti. Ricchi mercanti. Sulla rotta imperiale. Tra vienna e praga, come dice il sito di un albergo del luogo. C'è un giochino in rete, in quel sito delle foto a 360°, no non voglio embeddare niente grazie, magari l'indirizzo. Sì sembravano case di cartone, o rifatte da poco, no sono così dal sedicesimo secolo, solo le ridipingono - ogni anno? ogni mese? non lo so. Sotto le arcate c'è un negozio di usato, vendeva un imponente cappotto per signora, color giallo banana. Sissignore, sembrava tutto finto, una piazza per bambole. E nossignore no, non ho più voglia di parlare della sala da ballo: ci cantava un amico, degli amici, ma preferisco che li senti da qui, piuttosto che in quegli odiosi videi girati col cellulare, al buio col cellulare, che senti solo il frastuono, e vedi solo pixel arancioni sgranati, riflessi di bottiglie di vodka e rasi rossi, "rose rosse e rasi rossi", e persone sgranate... No non ti parlerò della sala da ballo, e neppure è di Telč che ti voglio parlare, e non è vero che questi sono "brani" di qualcosa, né che vogliano dar forma a qualche specie di mia nostalgia, io non ho nostalgie, e tutto ciò che osservo mi appartiene e mi forma senza mai stritolarmi il cervello, come i teschi marmorei che dici: tutto sommato czech suite è il nome di qualcosa di ben preciso, una composizione - e a trecentosessanta gradi, o in cinque movimenti, l'intera boccata d'aria (balsamica e curativa, o solo fluidificante) è immediatamente disponibile qui:
Dvořák - Czech Suite, Op. 39 - I. Preludium (Pastorale) - Allegro moderato
Dvořák - Czech Suite, Op. 39 - II. Polka - Allegretto grazioso
Dvořák - Czech Suite, Op. 39 - III. Sousedská (Minuetto) - Allegro giusto
Dvořák - Czech Suite, Op. 39 - IV. Romance (Romanza) - Andante con moto
Dvořák - Czech Suite, Op. 39 - V. Finale (Furiant) - Presto



