de-light
riposo e luce
La più morbida superficie, la parete tufacea rossastra - il lentisco, il pepe
le dure piccole foglie i frutti brillanti dell'albero di pepe
affonda le mani sottili le dita aperte negli aspri rametti dell'albero di pepe
nell'aria più antica. "Il sole, da questa parte", dico, "accompagna. Fino alla sera. Più lieve del nostro".
"La luce ti invade ma non ti colpisce: è questo".
E' questo ed è molte altre cose.
La gentilezza dell'uomo che taglia l'arancia e ci porge da bere, il tempo aperto, giusto, che ha. La sua mancanza di fretta.
La sua mancanza
di diffidenza: ci affida il mazzo di chiavi, "si entra da sopra, la porta a destra. Divertitevi". Ed è divertente davvero! Guarda che canna lunghissima, curvata ad arco: punto una freccia enorme leggerissima contro di te, da un lato del ballatoio che è un quadrilatero arrotondato, a forma di biscotto, in direzione del lato opposto, dove ti trovi, per tirare con quest'arco gigantesco devo portarlo oltre il parapetto, sospenderlo nella doppia altezza, come da un palco di teatro in ostensione sulle teste della gente in platea (ma invece è sugli scafi bianco-osso di lunghe canoe abbandonate, telai di alluminio con piccole ruote per metterle a mare, sedie leggere, polvere e luce). Sarà alto (l'arco) due metri e mezzo, per quanto leggerissimo, posso tenerlo ("vedi?") in bilico su un dito. Te, ti posso tenere in bilico su un dito.
E nulla è stringente oggi, tutto e morbido chiaro avvolgente e passa. Ci arriva perfino il treno, e qua s'interrompe, a poca distanza dal mare. Mi sento leggerissima e così sei tu.
