Del golf

(Plural, Stan Ridgway e qualche cosa sull'energia)

 

 

 

E' bello un libro quando te ne vai a letto alle dieci e mezza per continuare a leggerlo e non accendi il computer prima di andartene a letto ma te ne vai sopra con la giacca ancora addosso, con le chiavi di casa e il telefono e i soldi nelle tasche, al piano di sopra dove vivi solo tu col tuo libro (oltre al resto della famiglia che si addormenta o legge a orari differenti): innaffi le piante del terrazzo, vedi che sono sempre in sofferenza, valuti la posizione della luna, poi ti infili a letto e ti metti a leggere.

 

train.jpgSi parla di campi di golf, e di manutenzione di campi di golf. Il libro è vecchio per cui fortunatamente non ne parla nessuno, o più nessuno. I personaggi sono neri, negri, la più parte. Quello giovane si chiama Train, e me lo sono immaginato fin dall'inizio uguale a Nic, più che altro per un suo modo di scendere dai tetti camminando dritto in piedi (non che abbia mai visto Nic scendere da un tetto camminando dritto in piedi, ma me lo sono immaginato facilmente). Mi sono ricordata anche di avere una foto del borsone di palline da golf, quello recuperato da Karl in qualche mucchio di immondizie, solo lui riesce a trovare oggetti del genere in un mucchio di immondizie, oppure solo in Belgio succede (e a proposito di Belgio: ieri ho scoperto il sito di un'italiana che fa l'artista in Belgio, me lo devo studiare, sembra pieno di cose leggermente spaventose, usa una penna rossa per fare i disegni e questo fa la differenza, cioè esige attenzione).

Stai attenta: a quanti personaggi che ci sono, di uguale grandezza. La donna è della stessa "grandezza" di Plural, l'ex pugile cieco amico di Train, accecato per un pugno di dollari in un incontro di allenamento. Già un personaggio secondario che si chiama Plural - Plural, pensa tu.

Ci sono diversi momenti di commozione in questo libro, tipo uno, che la donna (la donna bianca e ricca, la donna stuprata, la donna incinta, la donna bella e democratica, tutto insieme) si affeziona a Plural, quindi gli porta quasi ogni sera delle uova cucinate in qualche maniera, e a un certo punto lui dice una cosa, o ride fra sé e sé, e lei semplicemente si commuove. Il nodo è che Plural, un po' andato con la testa, parla spesso da solo e parla spesso di polli, tipo che dice, di una persona che non sopporta, che sarebbe bello andare a rubargli i polli, più alcune digressioni filosofiche tipo "un pollo non sa chi è che l'ha rubato" (o qualche cosa del genere). L'uomo bello e sfaccimmo poi si chiama Packard, naturalmente, e chiama Train col suo cognome, "signor Walk", semplicemente perché è un dio nel tirare con la nove. Poi ci sono i poliziotti, i messicani, gli stupratori, e una folla di rubicondi e inetti giocatori di golf, e di caddies. Si usano parole come tee, si parla appunto di nove, otto o sette per dire delle mazze da golf, si cammina molto, certi fanno finta di recuperare in mezzo ai cespugli palline che invece sono finite nei laghetti, le palline si chiamano col nome della marca. E girano soldi, i soldi delle scommesse, e il ragazzo se li porta in giro nascosti nelle calze, perché non sa dove metterli.

Io non so giocare a golf, non ho mai pensato di giocare a golf e non m'interessa, il golf. Io sono bianca. Io non.... io non c'entro niente con niente di cui si parli in questo libro. E questo libro mette in scena il mondo a partire da tre o quattro campi da golf, tipo che a un certo punto abbattono una quercia grossissima e siccome non sanno come toglierla di mezzo dal campo allora qualcuno decide, fessamente, di bruciarla con la benzina, e Train pensa che appunto sia una stupidaggine assoluta, questa cosa della benzina, ma alla fine la bruciano, e la quercia brucia dentro di sé per un'intera settimana, e alla fine incendia il terreno sottostante, tutta la terra diventa bollente e fumante, il calore si propaga per centinaia di metri intorno e continua a serpeggiare chissà per dove, praticamente inestinguibile, come una morte calda che accende la terra. E tutto questo avviene nel campo da golf più curioso di tutti, curioso perché il proprietario, che prima faceva il disinfestatore (d'insetti), si è messo in testa dall'oggi al domani di metter su un campo da golf insieme a una lottizzazione di appartamenti a vendere (per vendere gli appartamenti con vista su un campo da golf), e il campo da golf di chiama "Paradise Development" (mi pare), ed è caratterizzato dal fatto che ci possono giocare anche i neri, i negri, la gente di colore insomma. Poi (a parte): sono neri, negri, anche i due stupratori del secondo capitolo del libro. I neri, i negri, sono caratterizzati esclusivamente dal fatto di essere neri, negri, non c'è altro che li definisca. Alla fine del libro (il libro lo sto finendo, mai che mi decida a scrivere di un libro quando il libro l'ho finito, ma mi mancano solo una ventina di pagine), Train sta diventando quello che è sempre stato, dentro di sé, e cioè un grandissimo giocatore di golf - alla fine, penso proprio che dovrò chiedere a Nic se mi fa vedere uno swing.

 

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Plural è, diciamo così, un cretino. Plural si guarda intorno (si guarda per modo di dire, perché è cieco), e ridacchia con discrezione, fra sé e sé. Plural, diciamo, fa tutto fra sé e sé, si è sufficiente come pubblico, si fa delle domande e si risponde da solo - se non si risponde è perché non sa. Non si preoccupa di non sapere, non ci pensa minimamente a elaborare, lui sbotta verità, gli scoppiettano in mano (le verità), oppure gli saltano in mano - avete presente un uomo che gioca soprappensiero con una pallina, e se la fa rimbalzare in mano? la pallina è quella specie di verità, la verità di Plural, una verità che "non sappiamo che farcene" (per Plural non si tratterà di una pallina, ma più probabilmente di un uovo, giacché tutte le verità, per Plural, hanno in qualche modo a che fare col pollame).

E poi a un certo punto arriva l'uomo, quello bello e sfaccimmo, Packard insomma, il fascinoso, il bianco astuto, lo scopatore elegante, tutto contento di aver ritrovato Train, il suo protetto, il re dei caddies, e gli domanda (facendo segno a Plural), e questo qua chi è? E' Plural, è un ex pugile, è un amico mio, gli fa Train (oh mo non mi ricordo, cosa gli dice esattamente, ma di sicuro non gli dice che è quasi cieco). Packard si dirige allora verso Plural, magari con la mano tesa, e cosa fa allora Plural? gli sferra un pugno, di prima, da fermo, un pugno di una violenza di una rapidità inaudita, un pugno che gli combina un disastro in faccia. E Packard che cosa fa, in mezzo al sangue che gli cola dal naso? rimane inebetito per qualche secondo, poi sorride divertito, poi proprio si mette a ridere.

Plural non si scusa, non si diverte, non si dispiace. Plural si rende conto quanto basta, poi torna a sedersi come se niente fosse. Intanto ha messo le cose a posto, poi si vedrà.

 

A me mi fa ridere che questi libri li chiamino noir, e non capisco perché, quando intervistano Dexter, debbano sempre tirar fuori la quantità di violenza di cui sarebbero ripieni suoi libri. Come si fa a vedere qualche cosa come "violenza" in questo tipo di pugno? E' un'altra cosa, evidentemente. E non sarebbe neanche necessario nominarla, questa cosa, se non sai come si chiama.

 

- Sfaccimmo?

- "bello e impossibile", significa.

- Insomma, dai, ti è piaciuto, al di là dello sfaccimmo. Ma di tutta questa storia dell'epica, che ne dici? (a parte che trovo già risposte nei due ultimi post...)

- negli ultimi due post? no, le mie risposte erano qui:



- Mi par di capire che non ti interessa. (anche se non so l'inglese, ahimè)

- L'ho letto, il saggio. Ma effettivamente non m'interessa, nel senso che non smuove la mia curiosità - insomma non lo trovo illuminante. Penso che alla letteratura italiana un'etichettatura (sia pure provvisoria) sia quello che meno serve. Inoltre non mi piace il tono di quel saggio, né il tono del dibattito. Non mi piace sentirmi in colpa per questo fatto: l'accusa che viene mossa a quelli che si sono dichiarati non tanto d'accordo con l'assunto è stata sempre quella di non aver letto il saggio abbastanza "attentamente", e alla mia attenzione non piace esser tirata per la giacchetta. E poi il fatto che ci sia "un dibattito in corso" dovrebbe deciderlo qualcun altro, non gli stessi che hanno promosso il dibattito, come sempre succede qui. E poi sono scorbutica, e infine mi stanno antipatici tutti gli autori citati.

- Così va già meglio.

- No, era meglio prima. Cioè ci sono mille modi di dire la propria e io cerco di testarne alcuni, certe volte sono soddisfatta e mi viene da dire "riuscito!", certe altre per niente, quello che invece mi dà fastidio assai è quando mi viene chiesta un'argomentazione - su che cosa? mi viene da domandare, io sono sempre distratta, l'oggetto della conversazione non lo vedo se me lo porgono (non ce l'ho con te eh? non ce l'ho con te), devo dirti che l'oggetto della mia attenzione di questi giorni non sono i wm ma questo ragazzo che canta nel video, che infatti non tolgo ancora. C'è un piccolo scatto delle spalle in avanti, provocatorio quando canta, e che va insieme a quel modo di suonare la batteria che aveva copeland, che era proprio di un tempo, che va insieme al correre fuori di matt dillon ai movimenti veloci di quei ragazzi, che vanno insieme alla velocità del pugno "di prima" di Plural, tutta quell'energia nervosa e quello scattare breve in avanti che mi dico con costernazione che non c'è più, che non vedo più...

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Io non uso un immagine per interrompere un discorso (o i discorsi) per stanchezza o per rottura di scatole, ci ho messo tanto a cercare di catturare una, almeno una, delle espressioni di stan ridgway in quel video, una che mi dicesse di quell'energia di quei ragazzi che non vedo più, una volta nic sferrò un pugno a un quadro, il vetro si ruppe in mille pezzi e lui si ruppe tutto ciò che internamente può rompersi in una mano (e probabilmente anche in un cervello), quando lo fece ovviamente pensai "ma sei cretino?", però mi commosse, come un gesto di un altro tempo. Allora cerco l'energia di quei tempi, non la trovo nei rocker duri e puri col torace di fuori, la trovo di più in questi ragazzi con la camicia normale e con l'energia negli occhi nello sguardo che ti fanno, vorrei ritrovare quell'energia in tutto quello che vive ma non la trovo quasi più, quando la trovo (sia pure in un ricordo, in un filmato del ricordo) mi ci attacco...
ENERGIA è una delle mie parole totem, sempre sempre costantemente equivocata, ogni volta devo spiegare che con ENERGIA non voglio dire forza né violenza né ribellione né niente di incontenibile, anzi penso a qualcosa di estremamente contenuto, contenutissimo nelle spalle (che infatti fanno movimenti brevi, scatti nervosi ma contenuti, in avanti), contenutissimo nella gittata dello sguardo. Energia sono piccoli scatti in avanti, dentro ai quali c'è anche una grande forza, una grande resistenza, una grande offensiva, una grande ribellione (a seconda), e quello che la costringe e la misura, quest'energia, è una forma di... di educazione. Sì. Di educazione. Energia e educazione. Mi servono queste due cose insieme e le vado cercando ovunque con una concentrazione che sembra, che vi sembrerà, stolida. Le cerco, come un archeologo, in tracce del mio tempo, nel tempo in cui sono stata giovane io, voglio capire cosa ha ucciso queste due cose che allora provarono ad andare insieme, un binomio che fu equivocato, energia & educazione, un'accoppiata micidiale che però venne neutralizzata sempre, con una prontezza che ancora oggi mi stupisce. Siccome io sono come quelle persone lì, siccome io imparai a vedere in quel binomio una possibilità, se non la salvezza, oggi mi sento spersa, sento che i discorsi che faccio sono fuori dal clima. Se il clima è questo di cui mi parli... sì, io sono veramente fuori, da questo clima.

...e poi ho capito perché. I movimenti di spalla di cui parlavo, mi sono rivista il video proprio adesso, non si vedono. Se non in una specie di movimento nei muscoli della spalla sotto la camicia, quando suona l'armonica, se non in quel protendersi in avanti a microscatti proprio di chi suona l'armonica, per buttare fuori il fiato.
Oppure: hai chiamato "movimenti di spalla" anche le alzate di sopracciglio e certi innalzamenti di tono. Anche il "what?!" che lui pronuncia quasi gridando, whaoit?!, anche quel modo di pronunciare il punto esclamativo. Queste piccolezze, queste minuscolezze, queste minuscolitudini. E non vuoi essere equivocata, quando ancora pretendi di usare quella lingua?

educazione

a qualcosa che ha a che fare col disegno

limiti confini e regole interne, esplorazione rinvenimento catalogazione

aver letto aver sentito, aver visto soprattutto, toccato il giusto, esperito nel sé, ed elaborato nel senso di "messo in reazione", in reazione chimica, col sé

allora in questa oscillazione di cui si parla, fra new-epic comesichiama, e autofiction

io vedo l'oscillare tra due poli di menzogna

che scampano alle redini dell'educazione

due cavalli pazzi, cavalli scossi che vincono, esultanza delle contrade

una botta di culo, si potrebbe anche dire, il cavaliere e il suo cavallo domato

sudati si ritirano accompagnati dai fischi

questi piccoli corpi nervosi dei cavalieri, questi cavalli nervosi asserviti alla redine per eccesso di educazione alla lotta

finiscono per inchinarsi alla performance dei due cavalli pazzi

questo fiorire di metafore

sarà autofictionale o newepico? io non lo so.

A me dei movimenti della storia...

i movimenti della storia hanno sempre tradito i movimenti degli uomini

dopo averli asserviti alla grande onda, la storia gli uomini se li è sempre scrollati di dosso poi

non c'è un uomo che non abbia una divergenza nei confronti della "storia"

non c'è uomo leggibile, se non ti metti a leggerlo e gli ombelichi in questa storia non c'entrano, io parlavo di sguardi, di occhi

di spalle e di diffidenze, parlavo di me con l'altro, verso l'altro, contro l'altro, per l'altro

di me con il mio cavallo in reciproca educazione.

E non ne parlavo "in chiaro", questo no

solo parlando in chiaro, puoi dirmi, puoi pretendere di essere compreso. E sta bene - ma non è una democrazia

non è una vera libertà se parlare in chiaro significa

parlare con le loro parole e tumulare le proprie. Secondo me

ci sono delle questioni che rimangono appese

per esempio questo surfare infinito sulle creste dei propri tabu

senza mai, senza mai, sentire la necessità di cascarci dentro

bagnarsi, boccheggiare, annegarci dentro, prima di dire "me ne sono salvato"

i tabu della fama, dei soldi, della rendita, della diffidenza, della prestanza simulata

il tabu della mollezza imperante e del tuo corpo scattante e battagliero fatto minuscolo e inservibile, l'elezione della mollezza a immagine dominante

l'educazione che ci vuole per non schierarsi, per sottrarsi allo schieramento, è pesante un'educazione irta di spigoli acuminati

una corazza d'istrice con la quale ti muovi male, anche se pungi, se decidi di mischiarti

a quest'ondata molle

di pelli morbide asfittiche

che hanno sempre da dire, che hanno sempre da conformarsi un po' meglio, e un po' più efficacemente

come una specie di corpo plastico che si adatta ai contenitori tu istrice, vai via, la tua corazza è di un'altra epoca, un'altra razza, un altro modo

tu istrice io non voglio toccarti, la mollezza è una corazza di gomma imperforabile, come un muro di carni

viniliche.

Tutto questo la mia educazione m'imporrebbe

di metterlo sinelink, perché la mia educazione m'imporrebbe di sopravvivere.

 

...and finally:

THE MILE-AWAY MAN (in traduzione: l'uomo lontano chilometri). Questo è Miller Packard, secondo Train.

[per qualche misterioso motivo, non ho ancora finito con loro]

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