Ah sei tu la DIVA?
Ah sei tu la DIVA?
no io non
ved che sei sposata, mi guardo vedo che go solo lanello con
mi cheido anch'io se dono sposata: non solo sono spodata, sono bi-sposata
raghini troppo per preidizi
ti è piaciuto ?
clap còap
i capelli, devo
LEVEL
sono l'aurce di (per strada)
(per strada, attraverso un arecnione di eterniti, uno spacco, edo,
le Ballerinecome girasoli, inchinate dalla mia parte, mi guardano fisse
io guardo loo, sono l'aurice del
riconosco, camminandp, le parole
le seguo, le ripeto a mezza voce
salgo nel teatro (bianco e giallo, il foyer + in alto, poi c'è la teda pe la paltea e vicino la cabina di regia)
sc(scende dalla cabina di regia, una cosa di tubi innocenti a fanco del tendone della platea, il ragazz che leggeal'iiade al prima sera, quello tondo
mi garda. è il regista penso, del+
mi affaccio al tendoe
vedo non atori o
ma
scritte scorreoli o non scorrevoli, a led, rossi
si illuminano proressivamente coe per un playbacj, come sic hiama, jraoje.
riconosco o non rinosco, forse (mi dico) la fine dla lehegranno !la contraro", non so
cristo suona il tel
salgo al teatr da baso, l foyer è a una guota atissima, il teatro è ianco e giallo, cn un sorta di luernario dsll'atru
avev accesouna sigaretta salendo
salivo da una scala di servizio molto pccla in erna, accedevo da una porticna
da un lao dela porticina uno spechio, una sedia e dfprse un capello
dall'ltro lato dell aportecina uno stipo a muro con mendole e faldni
in mezzo la porticina dalla qlae sono entrata, che da sulla scala buoa e stretta
con questa sigaretta accesa (che nell'atrio non si può fuare
non riecso a rientrare nella scala (dove umac, mi sbagio smpre con lo stipo coi faldoni da una parye, e lo specchio con cappelliera dallalra
allora chiudao acoppa la mano e mi orto la pate finale della siaretta accesa fioroi, er spegneral nell'atrio aerato
llora cìè unasorta di pedana rolevata
bagnata da qesta lice bianco-gialla
davat alla pedana c'è una conca di terracotta, vado a spegnere là ma
p mi accorgo
non un portacenere non contiene mozzicon contiene (non lo so)
alllora non spengo,po vedo slla edana c'è un rosso portacenere dai bordi istoriati, turhedi , con rdino d'ro
nisi a spegnere il mozzicone là, poi veod che dentro di sono
tre o quatro saseetti, un mucchietto si sabbia, un biuscolo livo come un bonsai nicroscopico
nel portacenere conl bordo azzurto e oro.
levo il mossicon semispendto, plisc pfrettolosamene con la punta del dto il fondo del
e dico alla giovanie signora con lacrrozzino, che è là, ops non mi sono resa cobto che non ea un prtaceere
eh sì sembra, ma on è , dive lei
oi insieme andiamo fori proprio, di frnr all'ingresso (superiore) dle teatro, centrale voglio dire
c'èil cancello di una vila- parc, dietro a cancello una bassa cstruzione di tufo, beige e voanc,a appantemenet murata
che viene avanti di spigoo, come certe fortifcazioni militareoi sui portyo (ma è un giardino, ma quella è una specie di maserie fortficata
mi diec la signora col pafgggino, quest aè a villa di certi sognori di...
sì li consoco, li conoscevo dico
iniasio a dire si chiama, poi no,correggo non è vero, si ciamano pietro
alrala conosce quets avlla mi dce al signora
mo non sono mai entrata le dicoio, ma so come sono fatte queste ville-masreie fortuficate di and,a le dico io
anc'io mi diec lei, sono d andria, ci riavviamo verso l'interno del teratro
dove lei evideentenevuole continuare achisachierare, ma
io le dico sneti mo e ne devo andare, lì dnetr stanno facendo il mio
dico io son l'autrice, ma non capisco se capsce,dio stano faedo ua lettura, dico
e allora entrb e trov la dtipa, quela ce dicevo all'iniso, una ragazza obuzta, con occhiali e capelli cort scuori
che ariva scendendo dal trabiccolo dei giovai registi dei giovani tecici die giovani non so cosa e mi va
sei tu, la diva? e i qualche modo mi dice cris, a co mi dici se ti èpiaciuto?
alloa cpisco qualche cosa dl tipo: è a regista, allora la gardo fissa negli occhi e le faccio clap cap clap con el mani
poi le i mi chied equela cosa lì, poi le i mi chiede, ma indoma io che faccop
le dico sono acvjotett m apoi le inisio a raccontare
di uesto e quello che faccio, che ho fatto e che so fare, e che on facio èiù l'archtetto ma però
e a un ceryo pnto del racconto di reprtorio inisio col parlre dei liri
dico adesso ...editori..e piano an mi dgro dall'altro lato
mi accnicchio, mi sento stamca di paròare. di spiegare, a un certo pto la ragaza i sembra ostile a precsndere
rimanod go rannichhiata, decis amente stancamente lae dole spalel
e con una voce immobile, quasi immilizzata, e dico stamcamente (con un tno che quais qnon è più il mio): non voglio più parlare di questo adess
non voglio puiù parlare id iete non ce la fccio a spiegare non ho voglia - mi lamento debolente di spiegare.
e penso non potrò piùsoppportare alungo di avere questa chooma paventodamente uportate.
no io non
ved che sei sposata, mi guardo vedo che go solo lanello con
mi cheido anch'io se dono sposata: non solo sono spodata, sono bi-sposata
raghini troppo per preidizi
ti è piaciuto ?
clap còap
i capelli, devo
LEVEL
sono l'aurce di (per strada)
(per strada, attraverso un arecnione di eterniti, uno spacco, edo,
le Ballerinecome girasoli, inchinate dalla mia parte, mi guardano fisse
io guardo loo, sono l'aurice del
riconosco, camminandp, le parole
le seguo, le ripeto a mezza voce
salgo nel teatro (bianco e giallo, il foyer + in alto, poi c'è la teda pe la paltea e vicino la cabina di regia)
sc(scende dalla cabina di regia, una cosa di tubi innocenti a fanco del tendone della platea, il ragazz che leggeal'iiade al prima sera, quello tondo
mi garda. è il regista penso, del+
mi affaccio al tendoe
vedo non atori o
ma
scritte scorreoli o non scorrevoli, a led, rossi
si illuminano proressivamente coe per un playbacj, come sic hiama, jraoje.
riconosco o non rinosco, forse (mi dico) la fine dla lehegranno !la contraro", non so
cristo suona il tel
salgo al teatr da baso, l foyer è a una guota atissima, il teatro è ianco e giallo, cn un sorta di luernario dsll'atru
avev accesouna sigaretta salendo
salivo da una scala di servizio molto pccla in erna, accedevo da una porticna
da un lao dela porticina uno spechio, una sedia e dfprse un capello
dall'ltro lato dell aportecina uno stipo a muro con mendole e faldni
in mezzo la porticina dalla qlae sono entrata, che da sulla scala buoa e stretta
con questa sigaretta accesa (che nell'atrio non si può fuare
non riecso a rientrare nella scala (dove umac, mi sbagio smpre con lo stipo coi faldoni da una parye, e lo specchio con cappelliera dallalra
allora chiudao acoppa la mano e mi orto la pate finale della siaretta accesa fioroi, er spegneral nell'atrio aerato
llora cìè unasorta di pedana rolevata
bagnata da qesta lice bianco-gialla
davat alla pedana c'è una conca di terracotta, vado a spegnere là ma
p mi accorgo
non un portacenere non contiene mozzicon contiene (non lo so)
alllora non spengo,po vedo slla edana c'è un rosso portacenere dai bordi istoriati, turhedi , con rdino d'ro
nisi a spegnere il mozzicone là, poi veod che dentro di sono
tre o quatro saseetti, un mucchietto si sabbia, un biuscolo livo come un bonsai nicroscopico
nel portacenere conl bordo azzurto e oro.
levo il mossicon semispendto, plisc pfrettolosamene con la punta del dto il fondo del
e dico alla giovanie signora con lacrrozzino, che è là, ops non mi sono resa cobto che non ea un prtaceere
eh sì sembra, ma on è , dive lei
oi insieme andiamo fori proprio, di frnr all'ingresso (superiore) dle teatro, centrale voglio dire
c'èil cancello di una vila- parc, dietro a cancello una bassa cstruzione di tufo, beige e voanc,a appantemenet murata
che viene avanti di spigoo, come certe fortifcazioni militareoi sui portyo (ma è un giardino, ma quella è una specie di maserie fortficata
mi diec la signora col pafgggino, quest aè a villa di certi sognori di...
sì li consoco, li conoscevo dico
iniasio a dire si chiama, poi no,correggo non è vero, si ciamano pietro
alrala conosce quets avlla mi dce al signora
mo non sono mai entrata le dicoio, ma so come sono fatte queste ville-masreie fortuficate di and,a le dico io
anc'io mi diec lei, sono d andria, ci riavviamo verso l'interno del teratro
dove lei evideentenevuole continuare achisachierare, ma
io le dico sneti mo e ne devo andare, lì dnetr stanno facendo il mio
dico io son l'autrice, ma non capisco se capsce,dio stano faedo ua lettura, dico
e allora entrb e trov la dtipa, quela ce dicevo all'iniso, una ragazza obuzta, con occhiali e capelli cort scuori
che ariva scendendo dal trabiccolo dei giovai registi dei giovani tecici die giovani non so cosa e mi va
sei tu, la diva? e i qualche modo mi dice cris, a co mi dici se ti èpiaciuto?
alloa cpisco qualche cosa dl tipo: è a regista, allora la gardo fissa negli occhi e le faccio clap cap clap con el mani
poi le i mi chied equela cosa lì, poi le i mi chiede, ma indoma io che faccop
le dico sono acvjotett m apoi le inisio a raccontare
di uesto e quello che faccio, che ho fatto e che so fare, e che on facio èiù l'archtetto ma però
e a un ceryo pnto del racconto di reprtorio inisio col parlre dei liri
dico adesso ...editori..e piano an mi dgro dall'altro lato
mi accnicchio, mi sento stamca di paròare. di spiegare, a un certo pto la ragaza i sembra ostile a precsndere
rimanod go rannichhiata, decis amente stancamente lae dole spalel
e con una voce immobile, quasi immilizzata, e dico stamcamente (con un tno che quais qnon è più il mio): non voglio più parlare di questo adess
non voglio puiù parlare id iete non ce la fccio a spiegare non ho voglia - mi lamento debolente di spiegare.
e penso non potrò piùsoppportare alungo di avere questa chooma paventodamente uportate.
*
Ah sei tu la DIVA?
no io non
vedo che sei sposata, mi guardo e vedo che ho solo l'anello con
mi chiedo anch'io se sono sposata: non solo sono sposata, sono bi-sposata
ragioni troppo per pregiudizi
ti è piaciuto?
clàp clàp
i capelli, devo
LEVEL
sono l'autrice di (per strada)
per strada, attraverso una recinzione di eternit, uno spacco, vedo:
le Ballerine come girasoli, inchinate dalla mia parte, mi guardano fisse
io guardo loro, sono l'autrice del
riconosco, camminando, le parole
le seguo, le ripeto a mezza voce
salgo nel teatro (bianco e giallo, il foyer più in alto, poi c'è la tenda per la platea e vicino la cabina di regia)
scende dalla cabina di regia (una cosa di tubi innocenti a fianco del tendone della platea) il ragazzo che leggeva l'iliade la prima sera, quello tondo
mi guarda, è il regista penso, del
mi affaccio al tendone
vedo non attori o
ma
scritte scorrevoli o non scorrevoli, a led, rossi
si illuminano progressivamente come per un playback, come si chiama, karaoke.
riconosco o non riconosco, forse la fine la leggeranno al contrario, non so
cristo suona il tel
salgo al teatro dal basso, il foyer è a una quota altissima, il teatro è bianco e giallo, con un sorta di lucernario nell'atrio
avevo acceso una sigaretta salendo
salivo da una scala di servizio molto piccola interna, accedevo da una porticina
da un lato della porticina uno specchio, una sedia e forse un cappello
dall'altro lato della porticina uno stipo a muro con mensole e faldoni
in mezzo la porticina dalla quale sono entrata, che dà sulla scala buia e stretta
con questa sigaretta accesa
non riesco a rientrare nella scala (dove fumavo, mi sbaglio sempre con lo stipo coi faldoni da una parte, e lo specchio con cappelliera dall'altra)
allora chiudo a coppa la mano e mi porto la parte finale della sigaretta accesa fuori, per spegnerla nell'atrio aerato
allora c'è una sorta di pedana rilevata
bagnata da questa luce bianco-gialla
davanti alla pedana c'è una conca di terracotta, vado a spegnere là la
poi mi accorgo
non è un portacenere non contiene mozziconi contiene (non lo so)
allora non spengo, poi vedo sulla pedana c'è un grosso portacenere dai bordi istoriati, turchesi , con bordino d'oro
misi a spegnere il mozzicone là, poi vedo che dentro ci sono
tre o quatro sassetti, un mucchietto di sabbia, un minuscolo ulivo come un bonsai microscopico
nel portacenere con bordo azzurro e oro.
levo il mozzicone semispento, pulisco frettolosamente con la punta del dito il fondo del
e dico alla giovane signora col carrozzino, che è là, ops non mi sono resa conto che non era un portacenere
eh sì sembra, ma non è, dice lei
poi insieme andiamo fuori proprio, di fronte all'ingresso (superiore) del teatro, centrale voglio dire
c'è il cancello di una villa-parco, dietro al cancello una bassa costruzione di tufo, beige e bianca, apparentemente murata
che viene avanti di spigolo, come certe fortifcazioni militari sui porti (ma è un giardino, ma quella è una specie di masseria fortificata)
mi dice la signora col passeggino, quest è la villa di certi signori di...
sì li conosco, li conoscevo dico
inizio a dire si chiamano, poi no, correggo non è vero, si chiamano pietro
allora conosce questa villa mi dice la signora
no non sono mai entrata le dico io, ma so come sono fatte queste ville-masserie fortificate di andria le dico io
anch'io mi dice lei, sono di andria, ci riavviamo verso l'interno del teatro
dove lei evidentemente vuole continuare a chiacchierare, ma
io le dico senti mo me ne devo andare, lì dentro stanno facendo il mio
dico io sono l'autrice, ma non capisco se capisce, dico stanno facendo una lettura, dico
e allora entro e trovo la tipa, quella che dicevo all'inizio, una ragazza robusta, con occhiali e capelli corti scuri
che arriva scendendo dal trabiccolo dei giovani registi dei giovani tecnici dei giovani non so cosa e mi fa
sei tu, la diva? e in qualche modo mi dice cristo, manco mi dici se ti è piaciuto?
allora capisco qualche cosa del tipo: è la regista, allora la guardo fissa negli occhi e le faccio clap clap clap con le mani
poi lei mi chiede quella cosa lì, poi lei mi chiede ma insomma tu che fai
le dico sono architetto ma poi le inizio a raccontare
di questo e quello che faccio, che ho fatto e che so fare, e che non faccio più l'architetto ma però
e a un certo punto del racconto di repertorio inizio col parlare dei libri
dico adesso... editori... e piano piano mi giro dall'altro lato
mi rannicchio, mi sento stanca di parlare, di spiegare, a un certo punto la ragazza mi sembra ostile a prescindere
rimango rannicchiata, decisamente stancamente le do le spalle
e con una voce immobile, quasi immobilizzata, le dico stancamente (con un tono che quasi non è più il mio): non voglio più parlare di questo adesso
non voglio più parlare di rete non ce la faccio a spiegare non ho voglia - mi lamento debolmente di spiegare.
e penso non potrò più sopportare a lungo di avere questa chioma spaventosamente importante.
Ah sei tu la DIVA?
no io non
vedo che sei sposata, mi guardo e vedo che ho solo l'anello con
mi chiedo anch'io se sono sposata: non solo sono sposata, sono bi-sposata
ragioni troppo per pregiudizi
ti è piaciuto?
clàp clàp
i capelli, devo
LEVEL
sono l'autrice di (per strada)
per strada, attraverso una recinzione di eternit, uno spacco, vedo:
le Ballerine come girasoli, inchinate dalla mia parte, mi guardano fisse
io guardo loro, sono l'autrice del
riconosco, camminando, le parole
le seguo, le ripeto a mezza voce
salgo nel teatro (bianco e giallo, il foyer più in alto, poi c'è la tenda per la platea e vicino la cabina di regia)
scende dalla cabina di regia (una cosa di tubi innocenti a fianco del tendone della platea) il ragazzo che leggeva l'iliade la prima sera, quello tondo
mi guarda, è il regista penso, del
mi affaccio al tendone
vedo non attori o
ma
scritte scorrevoli o non scorrevoli, a led, rossi
si illuminano progressivamente come per un playback, come si chiama, karaoke.
riconosco o non riconosco, forse la fine la leggeranno al contrario, non so
cristo suona il tel
salgo al teatro dal basso, il foyer è a una quota altissima, il teatro è bianco e giallo, con un sorta di lucernario nell'atrio
avevo acceso una sigaretta salendo
salivo da una scala di servizio molto piccola interna, accedevo da una porticina
da un lato della porticina uno specchio, una sedia e forse un cappello
dall'altro lato della porticina uno stipo a muro con mensole e faldoni
in mezzo la porticina dalla quale sono entrata, che dà sulla scala buia e stretta
con questa sigaretta accesa
non riesco a rientrare nella scala (dove fumavo, mi sbaglio sempre con lo stipo coi faldoni da una parte, e lo specchio con cappelliera dall'altra)
allora chiudo a coppa la mano e mi porto la parte finale della sigaretta accesa fuori, per spegnerla nell'atrio aerato
allora c'è una sorta di pedana rilevata
bagnata da questa luce bianco-gialla
davanti alla pedana c'è una conca di terracotta, vado a spegnere là la
poi mi accorgo
non è un portacenere non contiene mozziconi contiene (non lo so)
allora non spengo, poi vedo sulla pedana c'è un grosso portacenere dai bordi istoriati, turchesi , con bordino d'oro
misi a spegnere il mozzicone là, poi vedo che dentro ci sono
tre o quatro sassetti, un mucchietto di sabbia, un minuscolo ulivo come un bonsai microscopico
nel portacenere con bordo azzurro e oro.
levo il mozzicone semispento, pulisco frettolosamente con la punta del dito il fondo del
e dico alla giovane signora col carrozzino, che è là, ops non mi sono resa conto che non era un portacenere
eh sì sembra, ma non è, dice lei
poi insieme andiamo fuori proprio, di fronte all'ingresso (superiore) del teatro, centrale voglio dire
c'è il cancello di una villa-parco, dietro al cancello una bassa costruzione di tufo, beige e bianca, apparentemente murata
che viene avanti di spigolo, come certe fortifcazioni militari sui porti (ma è un giardino, ma quella è una specie di masseria fortificata)
mi dice la signora col passeggino, quest è la villa di certi signori di...
sì li conosco, li conoscevo dico
inizio a dire si chiamano, poi no, correggo non è vero, si chiamano pietro
allora conosce questa villa mi dice la signora
no non sono mai entrata le dico io, ma so come sono fatte queste ville-masserie fortificate di andria le dico io
anch'io mi dice lei, sono di andria, ci riavviamo verso l'interno del teatro
dove lei evidentemente vuole continuare a chiacchierare, ma
io le dico senti mo me ne devo andare, lì dentro stanno facendo il mio
dico io sono l'autrice, ma non capisco se capisce, dico stanno facendo una lettura, dico
e allora entro e trovo la tipa, quella che dicevo all'inizio, una ragazza robusta, con occhiali e capelli corti scuri
che arriva scendendo dal trabiccolo dei giovani registi dei giovani tecnici dei giovani non so cosa e mi fa
sei tu, la diva? e in qualche modo mi dice cristo, manco mi dici se ti è piaciuto?
allora capisco qualche cosa del tipo: è la regista, allora la guardo fissa negli occhi e le faccio clap clap clap con le mani
poi lei mi chiede quella cosa lì, poi lei mi chiede ma insomma tu che fai
le dico sono architetto ma poi le inizio a raccontare
di questo e quello che faccio, che ho fatto e che so fare, e che non faccio più l'architetto ma però
e a un certo punto del racconto di repertorio inizio col parlare dei libri
dico adesso... editori... e piano piano mi giro dall'altro lato
mi rannicchio, mi sento stanca di parlare, di spiegare, a un certo punto la ragazza mi sembra ostile a prescindere
rimango rannicchiata, decisamente stancamente le do le spalle
e con una voce immobile, quasi immobilizzata, le dico stancamente (con un tono che quasi non è più il mio): non voglio più parlare di questo adesso
non voglio più parlare di rete non ce la faccio a spiegare non ho voglia - mi lamento debolmente di spiegare.
e penso non potrò più sopportare a lungo di avere questa chioma spaventosamente importante.

