IT
- E quindi?
- E quindi adesso te li faccio vedere.
L'oggetto dell'adesso te li faccio vedere sono due video musicali (già bell'e due vetuste parole). Perché adesso va bene, interrompo le trasmissioni di music of the day (ma forse dovevo scrivere of the time, o volendolo cantare, anche saa-aa-aaaaain - drum - of the time), per un piccolo approfondimento su qualche cosa che già ho fatto vedere.
E' da più di una settimana che quando vengo a sedermi qui davanti, la prima cosa che faccio è infilarmi una cuffia, già collegata al computer, e prima ancora di vedere la posta o entrare nel mio blog o dare uno sguardo ai feed per le rachitiche novità del giorno, me ne vado su youtube, e inizio a esercitare due cose, la memoria e l'attitudine a perdermi, per poi incantarmi su certe cose fesse, immagini che riappaiono diverse, da come le ricordavo, e pure immagini che voglio, diverse, da come le ricordavo, sicché una cosa che mi attira moltissimo sono per esempio le cover.
Così sto rifacendo in questi giorni (lentamente, in ritardo, e con una certa attenzione), il percorso che alla fine hanno fatto tutti, a partire dall'avvento della banda larga, e cioè il passaggio dalle parole alla musica alle immagini, lasciandomi proprio andare a quella specie di catatonia, che ti prende, che ti culla, che ti fa stare la mattinata intera, e pure fra un lavoro e l'altro una telefonata e l'altra, con una cuffia sulle orecchie o appesa al collo, a navigare e poi annegare nell'entertainment,
Io poi sarà l'età, e con l'età sarà pure il riaffiorare delle cattive abitudini congenite, sono una che si lascia incantare, che s'incanta, e anche un poco che si lascia ossessionare.
L'altro giorno non so come sono arrivata a questo video, cioè non è vero che non so come, devo esserci arrivata cercando proprio johnny cash, che era un nome che mi era saltato in mente così, e che peraltro chissà chi mi pensavo che fosse (in ogni caso, non lui).
Direi che me lo sono visto, ascoltato, una ventina di volte, perché io così faccio, mi rimbambisco. Dopo parecchio tempo mi sono letta la nota descrittiva del video, about this video, e va bene ho stabilito che era una cover. Dopo ancora altro tempo, ho scoperto che la cover era di tipo un poco anomalo: invece di essere un giovane, a fare una cover di un vecchio, qui si trattava di un vecchio, alle prese con la cover di un gruppo più recente (anche se ora, certamente, non moderno). E' stato quindi dopo parecchi ascolti, che alla fine mi sono andata ad ascoltare l'originale, nella versione live e quindi parecchio sporca, con quella proiezione gigantesca in bianco e nero sul fondale del palco.
La prima cosa che ho sentito distintamente, è una nota differente: la terza nota dell'attacco, che nella cover non c'è, e che è la nota penetrante e disturbante, l'elemento ossessivo, il segno musicale dentro agli occhi del rettile - ma neanche il serpente c'è. L'unica cosa comune nei due pezzi è lo strappo, cioè l'ingredior, l'irrompere della potenza, dove chissà perché penso sempre a quando si strappa come si deve il cordino di un gruppo elettrogeno, quando strappi e finalmente il motore si mette in moto, e all'improvviso si accendono tutte le luci della casa, e questa cosa mi viene da lontano, da un lontano in cui non voglio indagare oltre, e che attiene non propriamente alla mia giovinezza, ma diciamo alla mia prima maturità, che in effetti quando ho abitato in campagna in assenza di luce elettrica, avevo più o meno l'età della media degli utenti attuali di internet, ma di fatto sono passati quasi vent'anni, dal che possiamo finalmente dedurre che io in internet ci sono entrata con vent'anni di ritardo.
Da un certo momento in poi, rispondo solo all'ossessione. E' l'ossessione che mi fa, fra una notizia sensazionale e l'altra nell'assopito mondo blog, andare a leggere tutti quanti i 44 commenti a questo terzo video, dove Trent R. (simpaticamente detto "Trento" nella traduzione di google) commenta pacatamente l'operazione fatta e cioè la cover.
Completano la dolorosa ricognizione: la triste nota di wikipedia su Johnny Cash, la lettura di tutti quanti i commenti all'ultimo post di herzog, poi un paio di mail di argomento non precisato che cercano di rivestire in tutta fretta, con una pezza messa alla male e peggio, un disappunto doloroso una specie di crack interno molto difficile da mostrare, e poi di nuovo la lettura del lunghissimo post di caracaterina, e poi di quello più breve e più fané (ma non meno affannato) di parergon, e la scoperta finale della piccola emulazione di demetrio, che fra un resoconto di presentazione di libro e l'altro, decide all'improvviso di postare, anche lui per la prima volta da che io mi ricordi, un video musicale, e lui che c'ha trentanni cosa posta? una versione giovanile dei velvet underground, con lou reed che ha la stessa faccia del ragazzino del bar, quello che ogni mattina va a comprare le spugnette e la candeggina allo stesso supermercato dove vado io, e che sotto la camicia nasconde grandi spalle, un torace che immagino sempre nudo, così ripieno di energia trattenuta - e il ragazzo ha vent'anni o anche meno, e demetrio ha poco più di trent'anni, anche herzog che si atteggia a settantenne non ne ha molti di più, e anche tu, e anche tu, tutti quanti alla fine avete poco più di trent'anni, l'età di dio, l'età nella quale una generazione s'incarna, e mentre quella s'incarna noi scivoliamo nella vecchiaia non capiamo più niente, è per questo che ritorno e ritorno a interrogare il chiacchiericcio afasico dei commenti di quei fans, redendomi conto che ormai non posso dirmi fan di nessuno al mondo, e in questo sta la mia età, come pure sta tutta nell'impossibilità di vedere senza guardare, di ascoltare senza amare, di lasciarmi pervadere senza sballare - e su tutto, la mia ostinazione, che sta assumendo venature nostalgiche, e così a tratti vengo assalita, da una travolgente compassione per me.
Questo non è quindi un paese per vecchi, ma in effetti nessun paese lo è. A questo punto che cosa fare? la prima cosa da fare, come sempre, sarebbe una, e cioè tagliarsi i capelli corti. Come lei, per esempio. Due cose su questo video. Una: che sto facendo delle lezioni a degli adulti, di cosa lo spiego un giorno se me ne tiene, e ho pensato che nell'ultima lezione analizzerò questo video, e l'intera partitura delle posture del mento, delle rapide inspirazioni e degli stop - e l'altra: che sono andata da mio fratello allo studio, per farglielo vedere, e poi guardandola gli ho detto "guarda adesso com'è diventata bellissima, quando era più giovane sembrava una ranocchia, le si sono stretti gli occhi ma ancora le riesce quel ridere intelligente, di sopracciglia - e gli orecchini, e la camicia...", e lui mi fa: si vede che le fa bene il matrimonio. Il matrimonio con chi? chiedo io. Indovina?, mi fa lui. Non so. "Con Iggy Pop". Con Iggy Pop???? torna immediatamente su youtube! (e poi, naturalmente, alla biografia aggiornata della sposa, dove come di ogni notizia riguardante un matrimonio tardivo fra un signore e una signora attempati, non trovo il resto di niente).
Allora poi mi ha preso sempre di più sta cosa, del reperire canzoni, e dal momento che di canzoni e cantanti mi dimentico tutti i nomi, mi sono messa a cercare qualche film di fondamento per me, di quand'ero ragazzina di quando compravo i dischi e andavo al cinema a sperimentare le primissime turbolenze di questa specie di incantamento di cui parlo, e stranamente il primo pezzo di cinema che sono andata a tirar fuori è stata la scena finale del film Nashville, di Altman, della quale ricordo (e mi ci incanto ancora adesso) l'esitazione della ragazza quando deve obbligatoriamente incominciare a cantare, quel modo di piegarsi leggermente in avanti sotto il peso dello spavento e dell'inadeguatezza totale, nel momento immediatamente successivo al disastro, e ha quella gonnella corta, e le gambette nude, e indifese, così diverse da quelle che vedo andare e venire sotto le gonne delle ragazze di oggi, e dal centro di questa parola (gambette indifese dico), e dal centro di quella spampanata cotonatura a carciofino dei suoi capelli, a un certo punto trova la forza di cantare: you may say I ain't free, but it don't worry me. Con l'accento, come un piccolo grido, sull'it.
NOTA
Dietro e sotto a questo mio arrendermi (sempre troppo tardi) alla realtà delle cose ci sta sempre, come sempre, l'illuminante post di leonardo di un anno e mezzo fa. I remember everything, disgraziatamente, ma a che serve?
