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out - derive antidemocratiche

Posted on martedì, dicembre 4, 2007 at 10:28 by Registered Commenteruntitled io | Comments Off

...così, siccome fumo, sto fuori spesso. Fuori dai posti.

Fuori dai posti vedi persone momentaneamente scollate dal resto, tralasciamo che si tratti di fumatori, a volte vanno fuori per telefonare per esempio, non è importante, mi piace questa libertà che si prendono, di scollarsi - così le puoi guardare una a una: le loro giacche, i loro occhiali da sole, i loro telefoni, le loro marche di sigarette, le loro mezze piadine schiacciate nei tovaglioli, i capelli non più in ordine come quando sono uscite di casa.

Sto fuori e come tutti quelli che stanno fuori mi sento a tratti osservata. Guardo pezzi di asfalto vegetazioni residuali, roba zincata di vario tipo che disegna percorsi pertinenze, cicche per terra e una specie di sole che viene fuori dal cielo biancastro degli impianti sportivi, che se nel resto della città continui a esser preso dalla trama natura/cultura questa qui è zona franca, extratrama, è sport.

Allora guardo fisso verso il ponte di accesso per vedere se arriva. Vedo salire mamme, padri, figli, ragazze a coppie, ex atleti, amici dei custodi. Me l'aspetto che arrivi in cappotto, un lunghissimo cappotto cammello da signora col quale l'ho vista arrivare una delle ultime volte, e quand'è stato?, mi chiedo - è stato molti anni fa. E' da un po' che quando penso a quand'è stata l'ultima volta mi soprendo a rispondere molti anni fa, la visione di Costanza col cappotto da signora risale a quando avevo, io credo, meno di quarant'anni, dunque molti anni fa, ma adesso che ci penso chissà se è stata quella l'ultima volta, o non piuttosto la sola volta che l'ho vista invecchiata, mentre invece le volte successive... Mi sporgo allora, mi appoggio a un corrimano smaltato cercandola fra quelli - fra quelle - che parcheggiano adesso, ma nulla. Torno indietro, verso l'atrio, rifumo, preferisco buttare le cicche per terra piuttosto che nei vasi perché così, penso io, sarà più facile scoparle. ma la maggior parte delle persone sceglie i vasi, affondando le cicche nel terriccio impastato come fosse sabbietta di portacenere. Mi volto di nuovo e la vedo arrivare arrancando sui tacchi, bionda più del solito e vestita di pelle nera, con sotto dei pantaloni aderentissimi.

Vedo che come sempre è diversa da tutto il resto degli abitanti di una specifica situazione. Lei l'ha sempre avuto questo talento speciale, di emergere dalla massa, con la sua massa di capelli prima di tutto ma poi anche: tacchi invece delle scarpe sportive da gomma o da parquet, pelle invece di felpa, rossetto arancio da signora d'età, e una collana di coralli credo antica, rosso scuro, di coralli bellissimi di diametro degradante. I capelli biondissimi a fontana le sbattono intorno al viso incipriato intorno agli occhi truccati a matita, una volta a casa sua ho sbirciato nel suo grossissimo beautycase, trovando tutto di marche antiche tipo guerlain, chanel, mischiato a bigiotteria della bisnonna e medicinali omeopatici. Poi porta una cintura di cuoio grasso con una grossa fibbia, sicuramente da uomo, e un maglioncino stretto con uno scollo a vu, di quelli che soltanto le donne molto magre e che non portano reggiseno riescono ad indossare con qualche grazia - ma parlare di grazia, a proposito di Costanza, è un po' fuorviante. Forse meno fuorviante sarebbe, che ne so, la diavolessa biondissima di mics, se mai quella diavolessa potesse emergere trionfante dal ponte d'accesso di un palazzetto dello sport, sotto il sole delle due di pomeriggio, mentre senti salire dallo stadio vicino i primi cori per Fiorentina-Inter.

Ci accoccoliamo, vicine, sugli spalti, mentre l'arbitro (l'arbitressa) del primo tatami, in giacca da ferroviere che è la divisa degli arbitri della fijlkam, comunica i punteggi ai due atleti facendo strane segnalazioni con le mani a paletta. Le persone sedute alle nostre spalle, nel frattempo, parlano di formaggi: provole, scamorze, gorgonzola. Lei mi dice (ad alta voce): mi sto perdendo nelle conversazioni formaggesche di questi qui. Li sfotte (ad alta voce), io mi vergogno come altre volte mi è capitato, lei se ne frega altamente, dice a me piace sempre molto, ascoltare la gente che conversa, ma è mai possibile star qui a sentire questi che gli piace il provolone piccante o la scamorza impanata? "Non puoi fare diversamente, lasciali in pace", le dico imbarazzata. "Sì però, siamo proprio a un livello terra-terra: che fai conversi e di che parli, di provole?". Io veramente mi chiedo sti poverini, perché mai secondo lei non dovrebbero discutere di formaggi - poi mi volto e li guardo, i formaggiologhi, riguardo lei e capisco. "Vincono loro sai?", mi fa, "vincono loro sempre". E finalmente lascia in pace gli amanti dei formaggi, e inizia a raccontarmi di cose sue - ma di questi racconti non voglio riferire: mi tengo il privilegio.

 

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