Piccola cronaca dell'incidente, a scopo sociale.
Faccio un piccolo riassunto di quello che è capitato l'altroieri nello sgabuzzino disputante di questo blog, ovvero nel commentario.
Premessa: quello è un luogo dove i commenti si succedono senza soluzione di continuità, una specie di lavagna o rotolo infinito di prese di parola, più o meno legate all'"attualità" di ciò che avviene in questo blog e/o altrove.
Si stava parlando di widgets, di modi possibili di perlustrare la rete, e non mi ricordo di cos'altro. A un certo punto demetrio mi ha chiesto; ma a che serve quel coso in flash? (riferendosi al bottoncino walk-me che avevo appena aggiunto in fondo alla barra di navigazione, niente di importante adesso). A quel punto caracaterina gli ha detto:
O dem, perchè non ci parli di a che cosa serve il sindacato, lì, a Torino? Perchè non ci DICI qualcosa che non sia una citazione latina o una qualche massima sulla letteratura? Aspe', forse la risposta già la so. Le cose serie e le cose VERE devono stare fuori di qui, dal commentario, dai blog. E nella rete la scrittura ci può stare solo se si veste tutta in tiro come per un appuntamento importante. Non in tenuta da lavoro, tanto meno poi, se, come qui, il lavoro è quello delle casalinghe che, in ciabatte, sgranano fagioli in cucina, come tante mamme e zie. Giusto? E adesso, non tiriamo fuori il Segretario fiorentino e i suoi "panni curiali" per favore.
La domanda provocatoria di caracaterina (che contestualmente postava nel suo blog "silenzio: si brucia") si riferiva al fatto che demetrio, pur parlando spesso e volentieri all'interno del suddetto commentario, e prevalentemente di amenità, si trovava a essere l'unica persona, in mezzo a noi, che del disastro Thyssen-Krupp doveva saperne tantissimo più di chiunque di noi, lavorando demetrio all'ufficio stampa di un importante sindacato, a Torino - e invece da demetrio nessun cenno alla faccenda: né nel commentario, né nel suo blog, né in nessun luogo della rete. Aggiungo che non si trattava di un semplice e comprensibilissimo "silenzio" di demetrio (momentaneo o meno non stiamo a discutere), ma della sua scelta di continuare a chiacchierare di tutt'altro piuttosto che raccontare di qualcosa che non solo era importante per tutti, ma che soprattutto lo stava coinvolgendo pesantemente.
erica tu da te parli di quel sentimento stopposo che hai, quell'angoscia di non riuscire a dire quello che è successo qua. pensa cosa significa essere chiamati nel mezzo della notte e ti dicono: brucia lo stabilimento thyssen...
cosa vuol dire alzarsi e andare lì e trovarci in tanti lì come eravamo in tanti davanti al rogo della cupola del guarini. Pensa cosa significa tornare in ufficio e poi dover fare il tuo lavoro che è sostanzialmente scrivere comunicati stampa e dichiarazioni, mentre tu vorresti dire solamente che sono morti di una morte brutta.
e poi vai a pranzo dopo aver mandato il comunicato stampa unitario e sei lì che parli d'altro, perché devi parlare d'altro, perché tu hai visto le ambulanze che portavano via le persone, hai sentito prima di tutti, perché questa è la (s)fortuna il racconto delle torce umane, degli estintori... E allora mentre parli d'altro, ti chiamano e ti dicono rimanda tutto: è morto un'altro, poi ti richiamano: no, non è morto, falso allarme. E il giorno dopo guardi i giornali per vedere se le cose che hai scritto sono uscite, ti concentri su quelle, e non sul fatto che questi sono morti.
....
io di questo non voglio dire e non voglio parlare; tu mi costringi a farlo, perché?
provo a distrarmi a pensare ad altro, ecco perché gioco con le citazioni latine, perndo in giro bonariamente qualche signora che s'offende, per distrarmi, per divertere lo sguardo da quello che vedo.
Io in una settimana, una, ho dovuto scrivere, che significa andare, vedere, parlare, per tre pezzi su incidenti mortali.
Tu hai idea di quanto sono 4 metri cubi di macerie? io la scorsa settimana ero lì: c'era una persona sotto.
ecco ora che t'ho detto questo sono più vero, sono più cool, sono più socialmente impegnato, perché le ho dette qua, perché le ho dette in pubblico? non cambia un cazzo.
Quelli sempre morti sono, e qui noi, così come nel mio lavoro, facciamo solo l'avanspettacolo. Nel mondo dei media è "facciamo la dichiarazione giusta"; qui è diciamo diciamo la vita per quella che è.
sono 4 notti piene che non dormo e che ho gli incubi. e mi dovrai scusare se almeno per cinque minuti quando m'allontano dal pc per scriver gli articoli
preferisco cazzeggiare.
comunque ora spero che tutto vada bene. ho scritto cosa ho fatto io questa settimana.
spero che tutto vada meglio adesso.
ora io vado allo sciopero, dove invece di stare in silenzio, dovrò curare i contatti con la stampa così che a parlare sia il mio capo, perché questo è il mio lavoro che poi gli uomini siano morti, beh, oramai lo sono.
saluti
d.
La discussione poi ovviamente è continuata, si può seguire tutta scrollando le pagine del commentario (ma non partite dalla primissima: saranno un centinaio! - partite da quattro o cinque pagine fa, cioè da un paio di giorni fa).
Naturalmente chi vuole può prender parte alla discussione, invece di commentare il presente post (i commenti post-per-post restano chiusi, qui). Non è agevole, lo so. Effe, come molti altri nel tempo, giusto poco fa è entrato nel commentario per farmi notare come non si possa "puntare il dito" (causa assenza di permalink) su un commento o su un altro - ma a me in questo momento interessa, in questo "commentario" sperimentale, rendere sempre visibile il flusso e il concatenamento delle reazioni, anche a scapito dell'isolamento di ciascun piccolo intervento - quindi abbiate pazienza.
