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sogni stretti

Posted on mercoledì, giugno 4, 2008 at 11:10 by Registered Commenteruntitled io | Comments Off

È un periodo che scrivo tanto, ma oralmente o mentalmente. Succede spesso quando cammino, mentre cammino a piedi. Prima mandavo a memoria quello che scrivevo oralmente o mentalmente, così poi me lo trascrivevo per iscritto appena potevo, ma adesso ho allungato i periodi, dilatato lo sviluppo, vado a capo metto persino qualche link, quindi poi mi scordo tutto, è fatale. Dovrei sedermi tipo alle tre di notte e tirare le fila fino alle cinque le sei: qualche cosa riaffiorerebbe, non dico ricostruire ma almeno prendere spunto. Ma poi mi assale la certezza che tutto quello che posso dire sarà completamente ininfluente, che non varrà un minuto di quella spesa mnemonica, e allora lascio, ed è un po' triste, come rendermi conto che non sono più in grado di puntare su nulla nè di svolgere un filo, che non sono più in grado di lavorare, che per adeguarmi alla strana velocità di sto coso, della digitalizzazione, che si effettua in un luogo e in una certa disposizione non dovunque e comunque, sto in perenne discronìa con me stessa, e con le cose che succedono e soprattutto con le spontanee rivelazioni che esse stesse forniscono, certe volte, e grosse parti di questa specie di spiegazioni le butto a mare perché non so tenerle in mano. Mi dispiace, perché sembravano parti di spiegazioni lucenti. E mi dispiace accorgermi che non me ne importa più veramente niente della bellezza, né del senso, né della congruenza, io che raccoglievo e raccolgo tutto, mi trovo solo a raccogliere sfilacci, che delle rivelazioni non hanno il resto di niente, e non me ne frega niente ma mantengo l'abitudine, come si può vedere.


Stanotte ho fatto un sogno vero, non so come si chiamano, insomma ho sognato di stare nella mia camera da letto di notte, all'ora che era e col buio che c'era, e la luce che veniva dalla persiana tale e quale, solo che a sinistra non c'era riccardo come prima c'era vincenzo, e riccardo stava seduto alla toletta, quindi a destra. Poi facevamo una lite furibonda, io e riccardo, mentre vincenzo dormiva, andavo perfino a controllare se non tenesse gli occhi aperti, non so se faceva finta, poi decidevo che dormiva. Poi tutta incazzata andavo nel bagno, e cercavo di levarmi di dosso una camicia che non era la mia camicia da notte ma una grigio scuro a righine, aderente, e non riuscivo a togliermela perché non riuscivo a sbottonarla ed era aderente e dura, allora tornavo in camera e mi ristendevo con la camicia grigia, di bruttissimo taglio e scomoda, doveva avere perfino delle piccole ruches era proprio orribile, e poi mi toccavo la camicia ed era quella di prima, me ne accorgevo subito perché era più liscio più morbido il cotone, mi giravo sulla sinistra e c'era riccardo che dormiva pacifico di spalle, quindi vincenzo era in camera sua, cioè non c'era mai stato evidentemente nel letto, ma la posizione delle cose e l'ombra erano le stesse, i vestiti ammonticchiati sulla sedia allo stesso modo, e le voci dalla finestra avevano continuato a volume alto senza la minima soluzione, dalla calma alla tempesta alla calma mi pareva fosse passata una notte, ma invece solo mezz'ora, scopro sull'orologio. Sembravano degli inglesi, poco prima: una comitiva di uomini e donne inglesi, ubriachi e senza senso del tempo, l'ho pensato fino a quando uno ha gridato a un altro "mò liv't chidd'acchiail!", allora ho capito che erano locali, e poi ho capito dalle cose che dicevano che era una festa di matrimonio (al bar di fronte), oppure come si chiama, un addio al celibato o al nubilato, una cosa goliardica così, ma c'era silenzio nella strada, neanche macchine o camion, o cani, quindi sembravano tutti innaturalmente tranquilli e sfrontati, con le voci impostate e tutto silenzio sotto, come un pezzo di teatro orecchiato dalle quinte, mi sono immaginata perfino come fossero vestiti, jeans di cotone bianco e camicie a righe per gli uomini (se non erano inglesi, no non lo erano più). E insomma mi sono proprio spaventata, mi spavento con poco, mi spaventano certe voci certe camicie e certe liti, mi sono infilata una giacca e sono scesa a farmi un caffé, poi mi sono seduta al computer e ci sono restata, fino alle quattro alle cinque, fino a che è diventato bollente.


[ma vai al diavolo va', antaiteldaiou!]

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