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sta tutto nell'hd

Posted on sabato, aprile 26, 2008 at 18:18 by Registered Commenteruntitled io | Comments Off

accendilacarta.jpgE' da un po' che in campagna mi dedico all'allestimento e alla cura del fuoco. Ieri poi ho bruciato un sacco di giornali dell'anno scorso, con molto gusto, bruciare tutti quei discorsi, racconti, reportages, terzepagine, nuove collezioni autunno-inverno, superenigmatici risolti in sei notti, topolini, minicataloghi d'arte, ognuno dà fiammate diverse, le pagine patinate si ricoprono prima di bolle e corrugamenti, come una specie di lebbra petrolchimica, mentre quelle dei quotidiani s'incendiano allegramente, insieme alle pigne, uno spasso e una liberazione, mentre lo faccio mi dico che sarà perché sono di un segno d'aria, che so perfettamente che le riviste di carta liscia e a colori smaglianti, con poca aria fra una pagina e l'altra, s'incendiano come si deve (e molto spettacolarmente) solo se le metti verticali, in bilico sulla costa, e più sono smaglianti e patinate più spettacolarmente bruciano, mentre l'aria dentro casa si ripulisce e quella fuori dal camino s'impesta (mi dicono da fuori) ma per poco, mescolandosi rapidamente all'odore dei crescioni e dei fiori di cipolla.

Poi mi sono stancata, mi sono presa un giornale vecchio e me lo sono riletto - ricordandomi di tutto peraltro, esattamente così come accadde, cioè nessuna sorpresa o scoperta rovistando nel recente passato. E insomma: gli archivi di Repubblica (dal 1984) sono da poco online, i nostri lo sono da un pezzo, i crescioni crescono.

Detto questo. Mi son letta un po' di post e di commenti sul 25 aprile, quello di caracaterina quello di brianzolitudine quello di suzukimaruti, e pensavo ma guarda un po', di nuovo ci troviamo alle prese con qualcosa su cui nemmanco dovremmo essere "d'accordo" o "non d'accordo", dato che non si tratta di posizioni ma di fatti istituzionali (e bene fa caracaterina a concludere la relazione sul suo 25 aprile con uno stupito, ma quantomai appropriato, "istituzionale non l'avevo mai fatto"). E però vedi? quante persone, nel proprio piccolo, o dal piccolo del proprio blog, si trovano oggi a dover ribadire l'ovvio, cioè ricordare alle cosiddette giovani generazioni (ma per dire, mica soltanto a loro: anche alla sempre amplissima e ciclicamente riabilitata componente fascista dello stato italiano) cose che più che ricordarle dovremmo avercele stampigliate nel dna, oltre che sulla carta d'identità e su tutti i documenti che ci permettono di partecipare a una qualche forma di vita civile. Cioè è così: certe libere conversations son finite a far le veci della scuola ( e benissimo fa sphera, proprio in un commento da brian, a dire che il 25 aprile, le scuole, dovrebbero stare aperte).

Ma allora dico, è proprio che siamo affetti da una specie di morbo da bambini deficienti, che se uno non ci ricorda con uno schiaffo nella nuca le cose cose come stanno, restiamo inebetiti a cincischiare inutilmente coi nostri media, con la nostra attualità, con la nostra perfinanco cultura, stupendoci ogni giorno di ogni cosa, come teneri selvaggi che ogni giorno si stupiscono di non essere ancora morti, ma solo per un attimo e vagamente, perché tutto dice loro che vivranno e consumeranno e saranno presi per il culo (ma pure tutto sommato felici, così persempreggiovani equidistanti ed equipollenti) in eterno.

Allora mi piacerebbe che oltre a fare purificatori falò-stampa, si potessero ridurre in cenere tutte le discussioni che non aggiungono e non tolgono, e un sacco di documenti d'identità. Perché a certe persone, a un certo punto, quella andrebbe levata, l'identità, e farli diventare tutti quanti sans papier, ma veramente.

Allora all'improvviso capisco, l'acidità di stomaco che mi sta procurando, tutto questo parlare di politica che ci è risalito in bocca all'improvviso, e con un certo brutto sapore - un parlare della cui necessità ci pareva, a un certo punto, di esserci giustappunto liberati, un parlare contro il quale (ciclicamente e a turno) ci scagliamo noi stessi che lo facciamo (con un cheppalle a mezza bocca, di cui poi puntualmente ci vergogniamo). Un parlare che ci annoia profondamente perché in fondo lo sappiamo, lo sentiamo, che non dovrebbe esserci nessuna necessità di ricordare l'ovvio infiorandolo ogni volta di inedite e ficcanti parole. E quindi, oltre a bruciare un mazzo di giornali dell'anno scorso, oggi brucerei pure, e volentieri, quei "necessari" post di cui ho parlato, e lo farei davvero come gesto augurale: che di questi mementi (del tipo"il Presidente è più importante di lei", o "ma perché, ci può essere un'altra parte?") non avvertiamo più questa necessità così stringente, e che tutto ritorni a conservarsi intatto nel cassetto di un comune sentire, come una carta d'identità che ci serve, perché senza non vai da nessuna parte.

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