Fernanda Maria nel tempo nel web
Fra ieri sera e stamattina ho messo 108 libri nella libreria di aNobii. Ce li ho messi perché è un bel gioco, come lavorare a maglia. Ma ci ho messo un bel lucchetto sopra, se cerchi untitled io scoprirai che non ho neanche un libro. Veramente quando entro io i libri li vedo, però siccome non ho annotato la data di fine lettura di ciascun libro, A ME STESSA risulta che quest’anno non ho letto neanche un libro - ovvero: sono intracciabile anche per me stessa. E se cerco qualche tag che mi raduni i libri a gruppi, ho slo cose tipo seconda mensola blu, mensola studio, cucina, cioè nessuna catalogazione che possa essere utile a chicchessia.
Ma maaaaa…. ma c’è qualche utilità, anna, nel rendere visibile la propria libreria, ma maaaaa… c’è qualche gradevolezza, anna, e qualche spirito comunitario, anna, nel mettere in comune, nell’essere trasparenti, nel…
Oh sì. Oh certo che mi sento una bestia. Ma ricordo ancora, quindici anni fa, uno sconosciuto (un amico di amici, un imbucato insomma, si chiamava così), che dopo essersi aggirato non invitato per la mia casa, e dopo aver dato una scorsa alla mia libreria, mi disse felice e con tono antipaticissimo: ah beh, HO CAPITO IL GENERE. Io mentalmente gli dissi fuori da questa casa - per fortuna non ebbi bisogno di dirglielo davvero, perché non tornò mai più (evidentemente non ero IL SUO GENERE).
Vedi mi sono messa a parlare di aNobii (che è così bello, così leggero e chiaro, così comme-il-faut, così culturale, cosìì internazionale) e non di twitter e non di blogbabel e non di referrers etc. Perché la filosofia del web 2.0 è tutta una cosa sociale e e internazionale e de sinistra, e di persone curiose e coltivate e sociali, piene di libri e di opinioni. Noi tutti vogliamo sentirci, di tanto in tanto, curiosi culturali e sociali. Quidi ci vestiamo bene. Spolveriamo i libri. Specie quelli in altre lingue, o vecchi e introvabili. Li TRACCIAMO, aiutiamo democraticamente aNobii a metterli a disposizione del prossimo nostro. Etc.
Poi IO ci metto un bel lucchetto sopra. Pensa te.
Ho da dire molto su questo argomento, e proprio a partire dai libri e da aNobii, ti avviso. Per adesso mi fermo spontaneamente (poi nel caso fermatemi voi).
…no anzi continuo adesso. Mi sono accorta, digitando isbn là dentro, che quasi di ogni libro che immmettevo mi era capitato di parlare, AGLI ALTRI, a tanti semisconosciuti, in sette anni di rete. Io in rete i libri li raccontavo, li mostravo, dicevo di quanto, che ne so, mi facessero spavento, o allegria, li mettevo in relazione a una faccia, a un avvenimento, ai miei malanni, alla mia memoria, al mio futuro, a quello che vedevo fuori dalla finestra. Allora, devo confessare, una all’inizio di quest’anno mi era venuto in mente di catalogare quel tipo di tracce lì. Che non erano recensioni, né quarte. Spesso la mia nota bibliografica era qualcosa del tipo: un libro giallo con “civetta” nel titolo, di un certo paul nommiricordochi. Però del libro parlavo, avevo urgenza di parlare, e me ne fregavo della tracciabilità, quello che mi importava era parlare di quel libro (e di me con quel libro), non renderlo DISPONIBILE. E pure c’era chi si metteva alla caccia. Per poi trovare in quel libro, non quello che ci avevo visto io, ma altre cose, spesso diversissime, e soprendersi. Era un gioco confusionario, ma funzionava così per me (cioè: da me e verso di me, nei due sensi insomma). Ed era quanto di meglio potessi desiderare - anche se poi all’occorrenza, non vi credete, so ben stilare una bibliografia corretta, con tutte le virgole e i corsivi e le prime e le quinte edizioni al posto giusto. Questo lo dico perché siamo nel web 2.0, e a dire queste cose che dico io si passa per pisquani (oltre che per antidemocratici, autoreferenziali, e quant’altro).
OK mi rifermo.
Insomma sono incazzata come dopo una lunga sessione di maglia.
Un atto "impudico". Eppure tanto borghese - per dire.
Pudore/esibizionismo.
Rinchiudersi/sporgersi.
Conservare/sperperare.
Trovare un qualche cosa che metta insieme la tua finestra spalancata e il tuo sensore collegato a un allarme. Tutto quello che sta al confine tra queste posizioni contrastanti, quella barra che separa e unisce, ma anche trasmette energia fra un campo e l'altro, rappresenta una dimensione che sfugge al potere. Io mi sto concentrando su quella dimensione "sfuggente". Di quella dimensione "sfuggente" era fatta la rete, per me - ma che dico ERA fatta? E' ANCORA, fatta. Quell'ERA me lo stanno mettendo in bocca da mesi, mi dico, ma perché? cosa mi impedisce di lavorare ancora su quel confine, o in quella dimensione di semitrasparenza, di opacità variabile?
No, realmente niente. Niente.
Ho parlato di aNobii tanto per tirare in mezzo la questione dei libri, delle letture, perché esibire letture è stato sempre, qui nella rete "di parola", una modalità di autorappresentazione.
Il mio primo gesto in rete, in un forum, cioè il mio primo vagito, la prima cosa che ho detto quando ho superato la paura di emettere un fiato (quindi molto ponderata), è stato consigliare un libro a persone sconosciute, in un ambiente che percepivo pericoloso. Che libro era? Aveva un titolo strano: La tonsillite di Tarzan. Secondo il mio modo di vedere le cose allora, un certo numero di persone avrebbe dovuto prendere in mano quel libro (se non l'aveva già letto), studiarlo (proprio!), e guardare dentro a quella storia un riflesso di me, l'ombra che in qualche modo mi annunciava, l'ombra di me che mi sporgevo, quello che avrei voluto essere PER gli altri e CONTRO gli altri in quel preciso momento. La protagonista di quel libro si chiamava: Fernanda María de la Trinidad del Monte Montes . Devo averne parlato già altre volte, in rete. La cosa più strana, a ripensarci, era che quella protagonista, la protagonista del libro, era diversa da me quanto più non si poteva. Eppure una sovrapposizione delle due figure si poteva ben fare. Da quella sovrapposizione (una donna dai molti nomi e dal molto coraggio, su una donna di nessun nome e dai moltissimi spaventi) sono nata io alla rete. Questione grossa, sfuggente. Ma dicevo, chi mi impedisce di essere sfuggente, come pure di essere afferrata a volte, nel momento e nel modo meno appropriato?
Per avere un’idea di questo libro, se ne può leggere un lungo pezzo (in resa grafica un po’ confusa ma non ricordo, forse anche il libro era così), qui.
E alla fine, se ripenso all’oggetto che ha segnato il mio ingresso in rete da parlante (dunque era il 2001, apprendo – così poco?), mi sorprende che la figura di copertina rappresenti un uomo e una donna allacciati, visti dall’alto, dei quali la cosa che più mi colpisce oggi è l’energia trattenuta, di entrambi, dentro alle pieghe dei cappotti – slancio tra adulti sconosciuti, stretta goffa da adolescenti, seduta scomoda, luce che ti impietrisce. Dov’era allora, la tanto decantata mobilità? di quale velocità stavi parlando, Hanna? Io vedevo solo camaleonti immobili, mimetizzarsi per il pericolo incombente, fondersi alla corteccia, diventare corteccia. Da utenti a materiale costituente. E adesso dovrei studiarmi un manuale d’uso? e per quale motivo, e chi me la dà la voglia?
Beh: qualche cosa è cambiato. Non c'è molto da dire, il fatto è questo.
Forse non c'è neanche niente di disperante. O di troppo disperante. Per dire: sto sfinita, per la stanchezza e l'agitazione, la paura di notte e le tante sigarette di giorno (anche di notte) e il poco cibo, la polvere del cantiere e gli operai che vanno e vengono, dormire coi pantaloni e tutto quanto l'inventario di incurie e trascuratezze nelle quali mi so affogare, e però non sto male, per dirla in breve non sto rischiando di morire, non c'è male si dice in italiano però è chiaro come il sole che qualcosa è cambiato.
Forse, dico forse, non mi piacciono più le stesse cose.
Fernanda Maria!
ma come fai ad andare in giro con quei capelli e quegli anni, e farlo ancora come un'attrice o una regina appena scesa dalla scaletta di un aeroporto? The Estimated Time of Arrival* - chi se ne importa mo, ma veramente: non guardo i tabelloni, non li guardo da tanto. Sincerely non m'interessano più: faremo tardi. Come sempre da stupidi, però... eleganti!
Ora si ragiona dappertutto di cose che proprio non capisco, c'è un fondo di impazienza e anche un po' di ignoranza in questo mio diffidare, e in questo mio scocciarmi. "Non mi rompete il cazzo" è diventato il mio mantra, o se no pafahntocòlo, come perfettamente pronunciava Giovanni, tutto allegro per averlo imparato, o come mi saluto con demetrio per chat, PFNTCL. Lui mi risponde: baci.
- Nonna, come siete carismatica!
- Pafahntocòlo.
Pafahntocòlo, sì. L'unica cosa calabrese che mi è servita nella vita, figurati, north puglia, con la calabria non ci ho niente a che fare.
*"E chi può più negare, arrivati a questo punto della nostra vita, che quanto ci è sempre mancato è stato l'età, ovvero quello che i navigatori di aria, mare e terra sono soliti chiamare in inglese Estimated time of arrival. Perché la grande specialità mia e di Fernanda Maria, nel corso di circa trent'anni, è stata quella di non riuscire mai a trovarci nel posto giusto e men che meno al momento giusto".


