il pero-noce
(13/09/09, strada di san magno)
Alla fine è vero che è tutto falso. La tua depressione, la mia malinconia, la sua impazienza. Piccoli spazi di limpidezza, le cose come sono realmente avvenute, la tua, la loro voce, com'era davvero la giornata di ieri? E' che c'era questo vento, i chilometri in bici a un certo punto fanno fatica, no non lì sulla strada di san magno ma prima, quelle due salite infinite che devi fare per arrivare all'incrocio per montegrosso e san magno, le moto impennavano per la felicità ieri mattina, andavano a gruppi, a frotte, ieri era proprio una giornata da moto... beppe intanto tornava da correre, ci sei poi andato ad atene in moto a vedere il nuovo museo?, "ma certo, allora ti spiego com'era"... ed è falso, è falso che la gente sta male, prendi te per esempio, sembravi morto di tristezza, ti chiamo e ti richiamo ma niente non rispondi, mi spavento abbastanza, poi mi passa lo spavento e mi faccio una corsa in bici coi bambini, in mezzo alle macchine sfreccianti, nel vuoto di pensieri e di tutto solo macchine che corrono forte, lo so che è pericoloso ma tanto si sa, a noi non succede niente... a nessuno, succede niente.
Ieri ho visto che esce un nuovo libro di albinati, si chiama: Guerra alla tristezza!, così, col punto esclamativo. Dice albinati: "Da dieci anni il libro nella mia mente si chiama così: Guerra alla tristezza! è una sorta di slogan, di grido di battaglia". E sulla copertina c'è un bambino in mutande con una spada di legno - sono racconti vecchi e nuovi, una caterva di racconti, ecco uno che non si pone problemi a pubblicare racconti, vado in controtendenza dice, e in che senso? "Oggi di un autore vengono apprezzate l'omogeneità e la compattezza. Io invece sto andando in un'altra direzione. Il mio è un libro verticale, attraversa epoche diverse... Ogni racconto richiede una sua modalità e mi permette così di sperimentare la varietà". Vabbè dice anche altre cose, comunque a me quest'uomo piace mi sta simpatico, pensa che aveva scritto un libro che si chiamava "Svenimenti", ce l'ho qua me l'aveva prestato carla poi non gliel'ho mai restituito, tenerlo mi mette allegria... e comunque gliel'ho spiegato a chiara, perché sofia dice così dell'albero "di pere", che l'hanno spostato - è perché gliel'avevo appena raccontato, a tutt'e due, di quando avevo la moto che andavo su questa nuova strada per san magno, la percorrevo dritta dritta finché non andavo a sbattere contro un albero di pere, un pero selvatico, un perazzo, l'ho raccontata infinite volte questa scena della strada che si interrompe contro un perazzo tiene del metafisico, tu che rimanevi senza strada la strada finiva e che potevi fare? scendevi dalla moto e ti mangiavi le pere, buonissime fra l'altro, ma un bel giorno cammina e cammina e del perazzo non si vede l'ombra, che era successo? ovvio: la strada per san magno l'avevano continuata, così all'improvviso come ogni tanto riprendono le opere pubbliche, e il perazzo l'avevano abbattuto dalla sera alla mattina, ecco perché vincenzo vede un noce e mi grida "un albero di pere!", ed ecco perché sofia dice "zia, l'hanno spostato!"...
Niente sono fesserie. Appunto. Era una bella giornata ieri, nonostante tutte le depressioni diffuse, spalmate nelle email, profuse nelle onde dei cellulari, riquadrate nei post tipo i miei - e gli alberi li spostano di peso, trasformano i noci in peri solo per farti piacere, non so.
