Partire con le idee chiare.
Posted on giovedì, ottobre 21, 2004 at 19:16
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untitled io
in la vera storia di Untitl.Ed
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Sabato prossimo c’è la prima riunione del Comitato Editoriale di Untitl.ed. (Lo so che do l’impressione di giocare. Mi ricordo com’era giocare da bambini. Fare “il club”, e tutto quel genere di cose. Con altre tre bambine avevamo un club, e facevamo le riunioni nello scantinato di casa mia, dove ogni volta giuravamo sul Piccolo Dizionario Enciclopedico Giunti, o Hoepli o che altro era, un dizionario di mia nonna del 1950, rosso e con le figure, ci giuravamo sopra con la mano come se fosse la Bibbia. Non vi voglio neanche dire come si chiamava il Club, e dei suoi scopi non mi ricordo niente).
Beh, fra le tante norme e regole enunciate finora (da me, da chi altri? sono sempre io che faccio le regole…) c’è quella dell’anonimato dei consiglieri-setter. Quindi: mi vedrò con i tre consiglieri-setter da me prescelti (“in campo neutro”, cioè in un luogo che probabilmente diventerà la sede di tutte le ulteriori riunioni, distante dal luogo di residenza di tutti e quattro) ma non posso dire di chi si tratta. Naturalmente muoio dalla voglia di dirlo. Non lo dirò. Accidenti.
Agitazione. Organizzazione dei trasferimenti delle persone, dei pc, e dei dati tra pc. Il mio archivio untitl.ed (quello coi documenti di carattere legislativo, finanziario, commerciale, e con tutta la documentazione tecnica inerente all’oggetto dell’impresa) ammonta a 17 mega, 140 files e tre cartelle. Esclusi naturalmente i testi degli autori “sotto osservazione”, perché di quelli si parlerà direttamente a voce tutti e quattro, davanti a un pc collegato in rete. Io ho le mie idee a riguardo, ma non so neppure come enunciarle. Sarà una discussione con le ditate sul display.
L’aspetto più bello (della preparazione psicologica a quest’incontro) è l’assoluta mancanza di griglie di riferimento. Personalmente, ho delle idee molto vaghe su come procedere. Il primo problema sul quale mi sono appuntata oggi, per esempio, è quello di capire se conviene che mi porti dei taralli da casa. Il tarallo (come molti di voi sapranno), favorisce la progettazione. Mi secca alquanto l’idea di infilare la busta di taralli nella valigia, insieme alla mia preziosissima giacca da riunione (perché non so se lo sapete: possiedo una giacca da riunione). Una volta ho fatto un viaggio aereo (Bari-Bruxelles) con un chilo di lampascioni nel bagaglio a mano. Se non sapete cosa sono i lampascioni, ve li mostro nella foto qui allegata. In italiano si chiamano cipollotti selvatici, credo. Li cucinai lessi con olio e pepe, per una tavola rotonda tutta di belgi fiamminghi, dove si parlò dei massimi sistemi, di politica dei trasporti, ma anche e soprattutto di una casa da progettare. L’altra cosa che mi interessa è quest’idea di un contratto molto chiaro con l’autore, che stabilisca che a fronte di un anticipo in denaro, quell’autore dovrà scrivere per noi quel libro, proprio quello e solo quello. A questo proposito, mi viene in mente la Mondadori che commissiona un romanzo a Giulio Mozzi, e lui che non sa che scrivere: se fossi stata il suo editore gli avrei dato non solo il tema, ma anche il titolo e una blind-postfazione – e alla fine che si arrangiasse con quello, se no niente soldi. La linea editoriale viene prima del manoscritto, troppo facile dire se va bene o va male dopo. E’ per questo che le case editrici pubblicano tanti libri stranieri: perché li hanno visti già belli e fatti prima, quantnque in un’altra lingua. Noi dobbiamo cercare di pubblicare dei libri come se li avessimo visti già belli e fatti, anche se ancora non sono stati scritti: è questo che deve fare un editore (o almeno: untitl.ed, oggi), secondo me.
Devo aggiungere un’altra cosa. Per un pelo non si è deciso di recarci tutti e quattro al Webdays di Torino, dove appunto sabato 23 ci sarebbe, alle 16,30, una tavola rotonda sull’argomento “dal blog alla carta”, alla quale parteciperanno Loredana Lipperini (che presenterà la sua ormai famosa antologia di bloggers per Einaudi) e Luca Pianigiani di Jumper, che parlerà dell’iniziativa editoriale Blogbook. Abbiamo deciso invece di seguire i risultati della tavola rotonda via web, e di riunirci altrove per fatti nostri. Sbagliato? giusto? Beh, secondo me è arrivato il momento di smettere di guardarci intorno, almeno per un po’. E di essere un po’ antidemocratici e supponenti, come consigliava Rose che è sempre olimpica, e dinamica. Oltretutto a me Torino porta male, mi ostacola i progetti e mi distrugge l’autostima, e lo so io perché: per la strana posizione della stazione ferroviaria all’interno della cttà. Ma questo è un altro discorso certamente.
Sono arrivati i prototipi del tipografo. Niente di che, perché accidenti a lui si è dimenticato di dover fare delle brossurine legate, e le ha fatte incollate (non mi ricordo come si dice tecnicamente). Il problema della forma di questi libri non mi sta facendo dormire la notte, e la mattina faccio bozzetti poi li appallottolo e li butto nel cestino (per l’occasione mi sono fatta un cestino per le carte sotto la scrivania, era da tempo che ci pensavo, prima gli appallottoli li lasciavo sul piano o nel portacenere). Il fatto è che non ho idee a riguardo, veramente. E mi sembra stranissimo, dal momento che il mio mestiere è quello di dare forma alle cose. E’ la prima volta che mi sento nella nebbia più completa. E tuttavia sono sicura che questa nebbia si squarcerà, di qui a poco, e verrà fuori la forma la dimensione il colore e la consistenza di questi libri.
Ho letto con molto ritardo un dubbioso post di Roquentin sull’argomento. Chissà se continuando a seguire la discussione (in tutti i post successivi al suo commento) si sarà fatto una nuova idea. Quello che vorrei dirgli, è che non abbiamo affatto intenzione di pubblicare libri fatti di frammenti. O meglio: potrebbe anche essere il caso, qualche volta – ma non sarà il frammento a dettare la linea: a noi interessa che siano almeno puzzles, a noi interessano i fatti, e i frammenti spesso non sono fatti ma solo timide ipotesi, o ritrosie molto eleganti.
Altro? sì altro. In questi giorni in rete mi hanno colpito diverse cose, e all’improvviso mi è sembrato di intravedere un unico filo rosso che serpeggia per tutti i blog. Che filo rosso? Non ve lo dico, oh al diavolo: è la mission!
In ogni caso: la casella “testi” è assolutamente bianca, la cartella “autori” è assolutamente vuota. Tutte le vostre scritture albergano nei nostri pensieri. Personalmente, direi che ci bivaccano: vanno avanti e indietro, si versano da bere, si allungano sui divani. Indisciplinate, inconsistenti, tragiche: alcune vestite da sera (col vestito tutto stropicciato), altre in pigiama con l’intenzione di starsene così fino alla fine dei tempi, gli occhi pesti per troppo lcd. Cose da pazzi: è un bel leggere, ma in qualche modo certe volte non si sopporta. Come a volte la bellezza in sé per sé, la bellezza quando pare dilapidata (“come racchiudere questo?” – è una domanda, la domanda. Da mettere in valigia).
P.S. acqua in bocca i setter (scatenatevi coi depistaggi)
Per i nuovi arrivati: i link ai post precedenti riguardanti untitl.ed si trovano nel box "casa editrice, nella colonnina rossa qui a fianco.
Beh, fra le tante norme e regole enunciate finora (da me, da chi altri? sono sempre io che faccio le regole…) c’è quella dell’anonimato dei consiglieri-setter. Quindi: mi vedrò con i tre consiglieri-setter da me prescelti (“in campo neutro”, cioè in un luogo che probabilmente diventerà la sede di tutte le ulteriori riunioni, distante dal luogo di residenza di tutti e quattro) ma non posso dire di chi si tratta. Naturalmente muoio dalla voglia di dirlo. Non lo dirò. Accidenti.
Agitazione. Organizzazione dei trasferimenti delle persone, dei pc, e dei dati tra pc. Il mio archivio untitl.ed (quello coi documenti di carattere legislativo, finanziario, commerciale, e con tutta la documentazione tecnica inerente all’oggetto dell’impresa) ammonta a 17 mega, 140 files e tre cartelle. Esclusi naturalmente i testi degli autori “sotto osservazione”, perché di quelli si parlerà direttamente a voce tutti e quattro, davanti a un pc collegato in rete. Io ho le mie idee a riguardo, ma non so neppure come enunciarle. Sarà una discussione con le ditate sul display.
L’aspetto più bello (della preparazione psicologica a quest’incontro) è l’assoluta mancanza di griglie di riferimento. Personalmente, ho delle idee molto vaghe su come procedere. Il primo problema sul quale mi sono appuntata oggi, per esempio, è quello di capire se conviene che mi porti dei taralli da casa. Il tarallo (come molti di voi sapranno), favorisce la progettazione. Mi secca alquanto l’idea di infilare la busta di taralli nella valigia, insieme alla mia preziosissima giacca da riunione (perché non so se lo sapete: possiedo una giacca da riunione). Una volta ho fatto un viaggio aereo (Bari-Bruxelles) con un chilo di lampascioni nel bagaglio a mano. Se non sapete cosa sono i lampascioni, ve li mostro nella foto qui allegata. In italiano si chiamano cipollotti selvatici, credo. Li cucinai lessi con olio e pepe, per una tavola rotonda tutta di belgi fiamminghi, dove si parlò dei massimi sistemi, di politica dei trasporti, ma anche e soprattutto di una casa da progettare. L’altra cosa che mi interessa è quest’idea di un contratto molto chiaro con l’autore, che stabilisca che a fronte di un anticipo in denaro, quell’autore dovrà scrivere per noi quel libro, proprio quello e solo quello. A questo proposito, mi viene in mente la Mondadori che commissiona un romanzo a Giulio Mozzi, e lui che non sa che scrivere: se fossi stata il suo editore gli avrei dato non solo il tema, ma anche il titolo e una blind-postfazione – e alla fine che si arrangiasse con quello, se no niente soldi. La linea editoriale viene prima del manoscritto, troppo facile dire se va bene o va male dopo. E’ per questo che le case editrici pubblicano tanti libri stranieri: perché li hanno visti già belli e fatti prima, quantnque in un’altra lingua. Noi dobbiamo cercare di pubblicare dei libri come se li avessimo visti già belli e fatti, anche se ancora non sono stati scritti: è questo che deve fare un editore (o almeno: untitl.ed, oggi), secondo me.
Devo aggiungere un’altra cosa. Per un pelo non si è deciso di recarci tutti e quattro al Webdays di Torino, dove appunto sabato 23 ci sarebbe, alle 16,30, una tavola rotonda sull’argomento “dal blog alla carta”, alla quale parteciperanno Loredana Lipperini (che presenterà la sua ormai famosa antologia di bloggers per Einaudi) e Luca Pianigiani di Jumper, che parlerà dell’iniziativa editoriale Blogbook. Abbiamo deciso invece di seguire i risultati della tavola rotonda via web, e di riunirci altrove per fatti nostri. Sbagliato? giusto? Beh, secondo me è arrivato il momento di smettere di guardarci intorno, almeno per un po’. E di essere un po’ antidemocratici e supponenti, come consigliava Rose che è sempre olimpica, e dinamica. Oltretutto a me Torino porta male, mi ostacola i progetti e mi distrugge l’autostima, e lo so io perché: per la strana posizione della stazione ferroviaria all’interno della cttà. Ma questo è un altro discorso certamente.
Sono arrivati i prototipi del tipografo. Niente di che, perché accidenti a lui si è dimenticato di dover fare delle brossurine legate, e le ha fatte incollate (non mi ricordo come si dice tecnicamente). Il problema della forma di questi libri non mi sta facendo dormire la notte, e la mattina faccio bozzetti poi li appallottolo e li butto nel cestino (per l’occasione mi sono fatta un cestino per le carte sotto la scrivania, era da tempo che ci pensavo, prima gli appallottoli li lasciavo sul piano o nel portacenere). Il fatto è che non ho idee a riguardo, veramente. E mi sembra stranissimo, dal momento che il mio mestiere è quello di dare forma alle cose. E’ la prima volta che mi sento nella nebbia più completa. E tuttavia sono sicura che questa nebbia si squarcerà, di qui a poco, e verrà fuori la forma la dimensione il colore e la consistenza di questi libri.
Ho letto con molto ritardo un dubbioso post di Roquentin sull’argomento. Chissà se continuando a seguire la discussione (in tutti i post successivi al suo commento) si sarà fatto una nuova idea. Quello che vorrei dirgli, è che non abbiamo affatto intenzione di pubblicare libri fatti di frammenti. O meglio: potrebbe anche essere il caso, qualche volta – ma non sarà il frammento a dettare la linea: a noi interessa che siano almeno puzzles, a noi interessano i fatti, e i frammenti spesso non sono fatti ma solo timide ipotesi, o ritrosie molto eleganti.
Altro? sì altro. In questi giorni in rete mi hanno colpito diverse cose, e all’improvviso mi è sembrato di intravedere un unico filo rosso che serpeggia per tutti i blog. Che filo rosso? Non ve lo dico, oh al diavolo: è la mission!
In ogni caso: la casella “testi” è assolutamente bianca, la cartella “autori” è assolutamente vuota. Tutte le vostre scritture albergano nei nostri pensieri. Personalmente, direi che ci bivaccano: vanno avanti e indietro, si versano da bere, si allungano sui divani. Indisciplinate, inconsistenti, tragiche: alcune vestite da sera (col vestito tutto stropicciato), altre in pigiama con l’intenzione di starsene così fino alla fine dei tempi, gli occhi pesti per troppo lcd. Cose da pazzi: è un bel leggere, ma in qualche modo certe volte non si sopporta. Come a volte la bellezza in sé per sé, la bellezza quando pare dilapidata (“come racchiudere questo?” – è una domanda, la domanda. Da mettere in valigia).
P.S. acqua in bocca i setter (scatenatevi coi depistaggi)
Per i nuovi arrivati: i link ai post precedenti riguardanti untitl.ed si trovano nel box "casa editrice, nella colonnina rossa qui a fianco.
