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Reperti e cornici (un commento a "la caccia" di Palmasco)

Posted on mercoledì, novembre 17, 2004 at 10:37 by Registered Commenteruntitled io | Comments Off
Caro Palmasco,
ci sono delle ricerche, che certe volte uno si mette a fare. Quasi in trance, o perché s’è svegliato presto, come nel tuo caso. Per quanto mi riguarda, il bello di queste ricerche è la tensione, perché hai ragione sembra davvero una caccia, e si sta tutti tesi verso quel punto di convergenza di cui parli. Questa tensione aumenta esponenzialmente l’attenzione, e solo i particolari raccolti con uno sguardo attento possono diventare davvero elementi di un discorso. Del discorso di oggi o di domani, per quanto mi riguarda: non riesco a saperlo mai subito. Scrivere in rete mi aiuta (più di quanto immaginassi) ad abbozzare una sorta di mappatura di queste “possibilità di discorso”: è come mettere sul tavolo le cose raccolte, giocando a combinarle e ricombinarle anche casualmente, e valutare il bottino a seconda della configurazione geometrica nella quale di volta in volta si organizzano, sul tavolo, quei reperti.
Diario. Ieri Effe mi ha sfidato a raccontare con parole le immagini, piuttosto che far scaturire parole dalle immagini, come da un po’ vado facendo: per stanchezza, per divertimento, per nausea della scrittura e della sua assolutezza (quando invece le immagini mi sembrano, spesso e forse a torto, più gioiosamente “relative” di un racconto). Fortuna vuole che Effe abbia parlato di un luogo ben preciso di Lisbona (a suo modo e, curiosamente e contrariamente all’assunto della sfida, proprio attraverso l’inquadratura di una foto…).
Bene. Ci sono tre o quattro luoghi di Lisbona che ho registrato con estrema attenzione, otto o nove anni anni fa. E del rilievo preciso di quei luoghi, non ho mai voluto o potuto far nulla. Ma quei luoghi erano pronti, sono ancora pronti, per diventare cose raccontate. Ieri ne ho raccontato uno – un solo pezzetto, un’inquadratura anch’io. E ho buttato questo frammento di racconto nei commenti a questa foto del telefono Grillo, come Effe ci ha buttato il suo – non si può dire con noncuranza per l’oggetto, ma con noncuranza per la cornice questo sì.
Ecco. A volte il particolare osservato si fa discorso indipendentemente dal fatto se abbiamo approntato o meno un’adeguata cornice. Fine del diario di ieri.
Tu ti trovi adesso con una bella cornice in mano, la cornice di “farina”. Magicamente, dentro a quella cornice, sono già riusciti a entrare: il Palmasco guidatore di tanti post, il Palmasco ciclista di “ruote sottili”, e ovviamente la panettiera. A senso, mi viene da dire che in “farina” potrebbe entrarci tutto quello che devi dire. Non è detto, ma ben potrebbe. Su questa scommessa, credo, si gioca la possibilità di scrivere un libro. “Qualora lei lo volesse”, come dice Bonolis ai concorrenti, domandandogli se vogliono cambiare il pacco o accettare un’offerta che chiude d’un colpo qualsiasi altra possibilità di vincita fortuita. Sempre di una questione di puntare per vincere si tratta. E di puntare, spesso, un po’ più forte di quanto ci consentirebbero (apparentemente, o ai nostri occhi pigri e/o volubili) le nostre reali possibilità.

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