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Untitl.Ed è un Guardiano della Soglia?

Posted on domenica, febbraio 6, 2005 at 04:17 by Registered Commenteruntitled io in | Comments Off
Identità-responsabilità-potere.
Queste le tre parole forti intorno alle quali gira Tiziano Scarpa, nel lungo intervento che potete leggere nei commenti a questo post di Palmasco – intervento che non prendo affatto come un attacco ma come un serio tentativo di mettere in discussione i principi generativi di alcune scelte di Untitl.Ed. Cercherò di confrontarmi con queste tre parole quindi, di girarci intorno anch’io, ma non per aggirarle.

In due sensi TS parla di identità.
Parla di identità personale, di unicità dell’autore in quanto individuo. E parla di identità fra lo scrivente e la sua scrittura. Intorno a questa seconda accezione di identità si è sviluppata la discussione avvenuta nel blog di Palmasco, e cioè intorno a questa domanda: sono più importanti le scritture o gli scrittori?
Questione un poco fastidiosa a proporsi: la sensazione è che siamo all’uovo e alla gallina, come rileva anche Fainberg, e niente di più. E capisco il fastidio di Squonk, o di Massimo sdc, o di Demetrio, davanti a quella che chiamano “una banalità”: è piuttosto ovvio che qualsiasi scrittura sia scritta da qualcuno, è piuttosto ovvio che senza ammettere l’esistenza di questo qualcuno non si possa dare l’esistenza di nessuna scrittura.
Ma il discorso di TS si poggia, soprattutto, sull’implicazione politica del rimarcare la paternità di quanto si dice – di rimarcarla con la propria firma, “assumendosi la responsabilità” di quello che si dice. E siccome Untitl.Ed è stata chiamata in causa proprio per la sua scelta di non riportare sulle copertine dei suoi libri il nome e il cognome dell’autore, un chiarimento della nostra posizione mi sembra, a questo punto, necessario.

Dire programmaticamente che gli autori di Untitl.Ed saranno autori de-titolati (non anonimi, visto che ogni testo porta in calce, anzi nel frontespizio, la firma di chi ha scritto) significa dire che questo Editore intende offrire a certi autori un’occasione, e intende offrirgliela a prescindere dai titoli preferenziali che queste persone potrebbero vantare, ma basandosi unicamente sul potenziale delle loro scritture, e sul “punto di vista” che queste scritture per noi rappresentano: il punto di vista di colui che scrive. Un punto di vista che abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare nel tempo, senza bisogno di leggere nessun manoscritto, semplicemente leggendo questi autori in rete e osservandoli nel loro quotidiano e inesausto confronto non solo con la realtà che li circonda, ma anche con “l’altro”, inteso come pubblico interlocutore.
Untitl.Ed intende offrire a queste persone (a questi bloggers) un’occasione: quella di scrivere un libro vero e proprio, a certe particolari condizioni. Prima di tutto pagandoli, cosa questa che non mi sembra secondaria. Secondo, intende pubblicarli al prezzo di una cessione simbolica del proprio nome-e-cognome; non cessione in quanto “identità” (il nome apparirà regolarmente nel frontespizio, associato dunque indiscutibilmente a quel testo), ma cessione in quanto “brand” (il nome non apparirà sulla copertina, così come non ci saranno cenni biografici riguardanti titoli di merito che esulino dal semplice fatto di aver prodotto quel testo). Terzo: intende pubblicarli commissionando loro un libro che contenga tutti gli elementi attrattivi che caratterizzano (a giudizio di Untitl.Ed in quanto “lettore abituale” e non occasionale) la loro scrittura quotidiana nel blog, e per ottenere questo non proporrà loro semplicisticamente un “tema”, ma un progetto di libro. Che è cosa ben diversa dal proporre un tema, perché presuppone appunto una lettura costante e attenta di quello che l’autore prescelto, coscientemente e responsabilmente, va quotidianamente scrivendo e presentando al pubblico in un luogo di totale libertà, gratuità e autoedizione, come senz’altro possiamo considerare un blog.

Dunque: l’Editore sceglie, e Untitl.Ed lo fa pure, come qualsiasi Editore, proponendo all’autore le condizioni contrattuali che ritiene più opportune. Nondimeno, non accetto l’idea sostenuta da Scarpa, che Untitl.Ed voglia accentrare su di sé, in questo suo scegliere, tutto il potere di un Guardiano della Soglia.
Non lo accetto prima di tutto perché il Guardiano della Soglia presuppone l’esistenza di qualcuno che quella soglia si proponga di oltrepassare, e il caso non è, visto che nel caso di Untitl.Ed è l’editore che invita e non l’autore che si fa avanti. Inoltre non lo accetto perché, nella mia immaginazione, la figura di Guardiano della Soglia non è che un’aberrazione del concetto di Editore. E per chiarire quest’ultimo punto: che cos’è, o cosa dovrebbe essere secondo Untitl.Ed, un Editore?
Editore, secondo Untitl.Ed, è un conferitore di opportunità. Qualcuno che appronta uno spazio entro il quale un autore possa dire pubblicamente. Ma non solo.
Editore è anche colui che propone, appassionatamente, letture. E’ un lettore che vuole, appassionatamente, condividere. E’ Scarpa che consiglia ad Einaudi la pubblicazione del libro di Ames. E su quest’ultima frase mi fermo un attimo.

Untitl.Ed vorrebbe muoversi come Scarpa, andare a consigliare “all’Einaudi” di pubblicare questo piuttosto che quello. Vorrebbe, ma non può. Tiziano Scarpa invece può farlo. Può farlo in forza dei suoi titoli. Titoli che si è guadagnato, certo – ma non se li sarebbe guadagnati ugualmente, in qualche misura, se avesse scritto per anni un blog, invece di aver scritto libri? No. No perché scrivendo e pubblicando libri egli ha superato, con esito positivo, alcune soglie. E però lo stesso Scarpa riconosce per primo al web un potenziale straordinario: l’opportunità di mettere in discussione l’idea stessa di soglie “sorvegliate”, ovvero (più propriamente) l’opportunità di abbattere quelle figure per cui egli stesso conia, per primo, l’inquietante appellativo di “guardiani della soglia”.
E’ evidente a questo punto che si tratta di un serpente che si morde la coda: o ci sei o non ci sei, per esserci devi esserci stato, per esserci stato devi aver voluto con tutte le tue forze voler oltrepassare la celebre Soglia col permesso del relativo Guardiano, ce l’hai fatta, t’hanno fatto passare, e tu diventi, se ci sei portato, Guardiano della Soglia per qualcun altro… Faccio questi ragionamenti per ricordare a me stessa e agli altri che pure Untitl.Ed, in quanto Editore, avrà probabilmente bisogno di scavalcare una Soglia per guadagnare qualche autorevolezza – e al di là dell’ovvia preoccupazione di riuscire a pubblicare buoni libri (e a venderli) si chiede dubbiosa: ci saranno guardiani anche qui? guardiani anche per questo?

Torniamo agli autori senza nome in copertina. E’ una scelta simbolica? ovvio che sì. Ma al di là del piano simbolico, mi interessa chiarire il senso di certe scelte di Untitl.Ed, e cercherò di farlo con un esempio pratico.
Supponiamo che, immersi come siamo in questo splendido osservatorio panoramico che è la rete, individuiamo una scrittura luminosa: un’identità scrivente, se preferite. Supponiamo che l’autore di questa luminosa scrittura sia un tale Antonio Ciciriello (è un nome di fantasia). Ora, supponiamo che il signor Ciciriello abbia avuto e abbia ancora il desiderio di pubblicare un libro. Il signor Ciciriello spedisce il proprio libro, o lo porta, ad una casa editrice di suo gusto, presentandosi con suo nome e cognome assolutamente detitolati e non supportati da nessuna buonaparola: sono il signor Antonio Ciciriello, ho scritto questo libro, vedete un po’ voi. Supponiamo pure che si tratti di una casa editrice seria, che legge il libro di Antonio Ciciriello e lo trova buono, non avendo letto nient’altro. Io dico che, come minimo, per poter puntare su quel nome-e-cognome, dovrà fare di quel nome e cognome un (sia pur piccolo) personaggio. E dovrà farlo nonostante la scrittura del signor Ciciriello abbia brillato in rete per tanto tempo, e agli occhi di tanti lettori.
Ecco che il signor Ciciriello sarà dunque indotto a credere di dover ricominciare tutto da capo, perché il mondo editoriale è un luogo diverso dal web, e perché risponde a logiche diverse, e bla bla bla. Sarà dunque invitato a fare presentazioni del suo libro. Se riuscisse a farsi intervistare, se riuscisse a farsi coinvolgere in qualche polemica, se avesse una strana storia personale da raccontare (se fosse che ne so un ex prete, un minatore, un travestito, un bambino di dieci anni, un contrabbandiere, un fotomodello intellettuale) sarebbe meglio: molti di più sarebbero quelli incuriositi a tal punto dal pesonaggio da aver voglia di comprare il libro, e leggerlo.
Sto parlando, è chiaro, per paradossi: in effetti, spesso un autore di blog non ha affatto voglia di pubblicare un libro, perché il solo pensiero di dover affrontare una manfrina del genere gli fa cascare le braccia. In che cosa sarà diversa, allora, la strategia di Untitl.Ed? Cosa potrà proporre di diverso all’Antonio Ciciriello in questione?
Untitl.Ed parte appunto da un desiderio, quello di portare l’attenzione dei lettori su alcune scritture cresciute in rete: un autore come Antonio Ciciriello, dunque, è affar suo. Ora, che le scritture “cresciute in rete” abbiano alcuni caratteri specifici rispetto a quelle “cresciute fuori dalla rete” è un fatto opinabile – diciamo che è un convincimento di Untitl.Ed, che la scrittura di chi tiene un blog, per il fatto di doversi confrontare continuamente con lo sguardo e il punto di vista di un “altro” ben tangibile, maturi in modo molto rapido, assumendo caratteristiche molto particolari. Diciamo anche che è un convincimento di Untitl.Ed, che certe caratteristiche della scrittura-in-rete possano benissimo entrare a far parte di un’opera concepita invece come esterna alla rete, e cioè che possa benissimo sopravvivere anche al di fuori di quella sorta di atmosfera modificata che permette, nella rete, la sopravvivenza di chiunque (bravi scrittori e scrittori pessimi, persone eccellenti e persone qualunque, eccetera) – va bene, si tratta dei particolari e opinabili convincimenti di una casa editrice. Su cosa deciderebbe di “puntare”, allora, Untitl.Ed, se decidesse di pubblicare un libro dell’ottimo Antonio Ciciriello, i cui titoli sono relativi solamente alla sua degnissima presenza in rete, ma non valgono assolutamente niente nel più ampio mondo editoriale convenzionale?
Sull’evidenza del “personaggio” no, non le conviene. Sarebbe un po’ abdicare ai propri convincimenti, dare importanza assoluta a chi scrive, levando importanza al fatto che quella scrittura sia nata, e si sia sviluppata, in una continua contrattazione col lettore, in un continuo parlare agli altri e a fianco a fianco degli altri, così come avviene per chiunque scriva nel web, e massimamente per chi scriva esclusivamente per il web.
Decide allora di puntare, prima si tutto, sulla sua migliore scrittura. Nonostante il libro che Antonio Ciciriello avrebbe deciso, per suo conto, di pubblicare? No, non necessariamente “nonostante”. Però proverebbe a convincere il signor Ciciriello che non ha bisogno, per essere pubblicato, di scrivere un libro usando criteri “diversi” da quelli che normalmente usa. Direbbe al signor Ciciriello: guarda che l’unica soglia che devi superare è quella dell’attenzione del tuo lettore, e il tuo lettore più affezionato sono io, che ti ho chiamato perché ti leggo sempre, ti leggo durante, ti leggo mentre, ti leggo come tu neanche te lo immagini…
Questo è un discorso che solo un lettore abituale può fare a un autore, e un editore nato e cresciuto nel web legge “abitualmente” un sacco di autori di blog – insomma: non solo li conosce, ma può permettersi il lusso di contrattare con lui la realizzazione di un libro che sia attraente e fortemente connotato, esattamente come le cose che scrive nel suo blog in regime di totale libertà (e magari anche di più, senz’altro non di meno).
Inoltre, Untitl.Ed decide di puntare non su un libro singolo, ma su un ventaglio di libri. In pratica non lascia solo il signor Ciciriello, ma gli affianca idealmente altri autori, e per tutti gli autori (diversissimi fra loro) si spende manifestamente in egual modo. La decisione di pubblicare tre libri per volta e non uno – decisione sulla quale TS non si sofferma – è un’altra scelta importante di Untitl.Ed, che vuole mostrare non solo capo-lavori (nel senso di: scritture singole dall’enorme differenziale) ma lavori (cioè scritture diverse fra loro, ma tutte altrettanto meritevoli di attenzione). E’ una scelta arbitraria, strana? certo che sì. E’ una scelta che vuol “fare gruppo”, a scapito (nuovamente) dell’identità dell’autore e della sua responsabilità nei confronti dei suoi scritti? mah: no. Non in senso strettamente ideologico almeno (l’insieme di autori pubblicati da Untitl.ed non configura nessuna “corrente”) - anche se politico, in qualche misura, sì.
Untitl.Ed vuole dimostrare che, in assenza di una “bella storia” che racconti in modo avvincente il singolo personaggio-autore, c’è un’altra bella storia da raccontare, e da raccontare a ogni uscita: la storia di come si sia cominciata a mettere in discussione la figura di Guardiano della Soglia senza accettare la condizione (in qualche modo vessatoria) di mantenersi stretti alla rete (al luogo democratico per eccellenza, senza soglie di sorta), ma viceversa arrogandosi il diritto di andare anche in mezzo al mondo editoriale vero e proprio: quel mondo che nell’esistenza della Soglia trova la sua fondatezza (e ciò è normale) ma anche, in certi casi la sua infondatezza. In quest’ultimo caso sì, si può effettivamente parlare di “potere” nel senso più deleterio della parola. “Potere infondato” che magari vediamo vacillare, che forse sta per crollare definitivamente, ma che ancora secondo noi resiste.

Dunque, per concludere ripidamente sulla questione identità-responsabilità: Untitl.Ed intende forse espropriare i suoi autori della propria identità di scriventi responsabili? Assolutamente no. Intende solo affievolire gli effetti deleteri di una sovrapposizione troppo ricorrente, fra identità dell’autore in quanto persona-che-firma-il-testo, e nome e cognome dell’autore utilizzati come brand, come marchio di garanzia e visibilità a priori, costruito magari altrove e con altre finalità.
Per far questo Untitl.Ed assume una sorta di sovra-identità, più che di gruppo “di cartello”, radunando intorno a sé tutte quelle persone che, dando un’estrema importanza alla propria identità di scrivente, non intendono darne altrettanta alla propria identità di “personaggio”, e non intendono utilizzare proprio nome e cognome come un marchio, ma come una semplice firma.

Un personaggio alla fine viene a configurarsi, anzi un Tipo, e questi è lo scrittore Untitled, ovvero lo Scrivente Detitolato. Colui che varca la soglia senza contrattare con alcun guardiano, delegando la creazione di un varco comune al suo editore, Untitl.Ed, appunto.
Ora TS si propone di “attendere al varco” (esperar?) i libri di Untitl.Ed alla loro prima uscita. Noi diciamo a Tiziano Scarpa: siamo contentissimi che tu li attenda, e saremo contentissimi se vorrai, da lettore, valutarne la qualità, ma siamo altrettanto contenti che tu non debba manovrare nessuna barra per lasciarci passare. Deponiamo entrambi cioè, Untitl.Ed e Tiziano Scarpa, l’aspirazione a diventare ulteriori (più democratici? più simpatici? più, ehm, giovani?) Guardiani della Soglia, e cerchiamo di dare a questi varchi un’aria meno clandestina, più degna, deliberando innanzitutto che il lavoro di scrittura in rete è un lavoro (fino a prova contraria) assolutamente responsabile e degno, al pari del lavori di uno scrittore che scrive il suo libro in camera sua e poi lo porta a un editore. Quello che sta facendo Untitl.Ed è assumersi la responsabilità di fare a meno dei Guardiani della Soglia, non quella di sostituirsi ad essi. Perché fare a meno dei Guardiani della Soglia è senz’altro, e su questo siamo d’accordo con Scarpa, una responsabilità. E non delle più leggere.

Insomma, diventare una casa editrice significa acquisire un potere? Sì, non abbiamo paura ad ammetterlo, né abbiamo paura ad ammettere che confrontarci con la gestione di un potere costituirà per noi un problema etico costante, e una preoccupazione insidiosa. Ma un potere deve essere per forza incarnato in una figura fosca come quella del Guardiano della Soglia?
Untitl.Ed spera di no, spera di dimostrare che questo passaggio non sia necessario né obbligato, perché crede di aver imparato dalla rete almeno questo: che può esistere un modo più amichevole e appassionato, da lettori e non da controllori, di scegliere e di proporre scritture che in rete si sono già, gratuitamente, autoproposte, offrendo ai loro autori l’opportunità ulteriore di essere conosciuti anche fuori dal web, e compensandoli regolarmente (per ora con semplice denaro, e domani speriamo anche col famoso “riscontro di pubblico e di critica”) per il lavoro che vorranno liberamente e coraggiosamente offrirci.

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