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Il sangue delle case

Posted on sabato, novembre 6, 2004 at 07:57 by Registered Commenteruntitled io | Comments Off
Tubi e sonde nelle vene del fabbricato. Interventi di pronto soccorso per ora – si aspetta poi il chirurgo, per operare. Scende acqua pulita dalla lastra del balcone, piovendo sulla stradina laterale (secondaria, pedonale), davanti alla libreria. L’acqua è quella residuale proveniente dal ventre del serpente, dalla pancia del tubo, espulsa come un vomito dalla bocca del sifone. Acqua prelevata poco prima da un rubinetto sulla terrazza, per mandarla poi in pressione nello scarico quaggiù, e provare se per caso l’otturazione fosse una cosa da niente.
L’embolo s’è trovato: è giusto sotto ai miei piedi, qui sotto dove scrivo. Lo so perché ho controllato quanto tubo è andato dentro, prima che si arrestasse. Le arterie sono indurite, incrostate dal tempo: è ghisa, non è plastica - il tubo arava già, ben prima di fermarsi.
Si aspettano, per essere precisi, due chirurghi: uno della ASL (l’Acquedotto), e uno privato (l’Autospurgo). Opereranno forse insieme, dipende da quando arrivano, è meglio che non si guardino e che non dicano una parola, ma già avranno da litigarsi lo spazio per il parcheggio, in piena carreggiata: la strada è un’anulare densamente movimentata, che smista con fatica il traffico dell’intero centro storico. Fate spazio all’aspiratore, largo intorno alla macchina, già lo so che sarà questo il problema – e i passanti, e i disagi, e l’ammorbarsi dell’aria.
Mi chiama nel frattempo l’Autospurgo, mi chiede se sia meglio parcheggiarsi sul fronte, o da un lato, o dall’altro. Gli rispondo meglio davanti, e salire su per le scale. Salirà il tubo fra due pareti ricoperte di vecchi quadri, serpeggiando lungo scalini di pietra dallo spigolo arrotondato, già screpolati per altri avvenimenti (versamenti laterali, ascessi male assorbiti dai muri di confine con i locali laterali, l’acqua scivolando sulla pietra la corrode): due scalini hanno rughe abrase in profondità, dovute appunto a un trauma di questo tipo, risalente a una ventina d’anni fa.

A non più di venti metri dal luogo dell’intervento si diparte una lunghissima ferita, un taglio a cielo aperto dentro al manto stradale, a ridosso del marciapiede. La ferita svolta subito a destra, imbocca la traversa, e da quel punto prosegue per un altro centinaio di metri: per cento metri si vede, sezionata, la carne bruna e umida della strada. E’ un lavoro dell’Enel, portano linee elettriche alla cabina di un cantiere, giustappunto nella traversa, e nel contempo interrano alcune linee, che prima erano volanti (vecchie e pericolose), agganciate alla bene e meglio al fabbricato qui all’angolo, del quale sono in restauro le facciate.

Operazioni di plastica facciale, spurgo e ricostruzione di vene e arterie, e tutt’intorno che si bagna. E’ il sangue delle case, di queste case più vecchie, ne ho visto dappertutto decidendone sbocchi e deviazioni, spesso e malvolentieri, dal momento che mi occupo di restauri – e adesso la casa è mia, il malato stavolta è un parente stretto. Vorrà dire che noi, come tutti i sani, ci faremo invitare a pranzo da qualcun altro, e andremo a scaricare allegramente nel cesso di qualcun altro, collaborando a principiare l’usura del sistema circolatorio di fabbricati un po’ più giovani.

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