La tigre nel coniglio
Quest’uomo mi ha sempre fatto pensare a una tigre nascosta all’interno di un coniglio.
Poi ho girato la mostra come fossi a un lunapark, oppure in un cimitero. Con quello che di bello, di allegro e colloquiante hanno i cimiteri. Con quello che di bello, di scintillante e autosufficiente hanno i lunapark.
Questi uomini tigre-conigli li ho sempre guardati come fossero una specie di parenti.
Per la precisione: di fratelli, o cugini.
Così pensavo di parlare di altre cose e invece mi ritrovo, all’improvviso, a parlare di questo.
Ho visto la parrucca di Andy Warhol spiaccicata all’interno di una teca, come una pelle di scimmia di consistente estensione. Ma è stato lì che ho pensato nuovamente al coniglio, piuttosto che a una scimmia o a una pelliccia di scimmia, mentre la tigre è la tigre bianca del manifesto di Armando Testa per il Lavazza Greatest Show.
In aggiungere: per strada, ogni tre quattrocento metri una folata di profumo, piacevolmente artificiale e esagerato come una specie di deodorante per ambienti. Probabilmente è un profumo che va di moda, e la folata proveniva da una persona (certe volte da un uomo e certe volte da una donna, almeno così mi è parso). Ma poiché si trattava ogni volta dell’identico profumo, ho pensato a un allestimento odorifero per il centro di Milano, e scioccamente ho perlustrato un po’ i muri alla ricerca, fra una vetrina e l’altra, di bocchette di aerazione incastonate allo scopo.
Della riunione è evidente non desidero parlare, almeno adesso dico, ma forse neanche dopo. Adesso mangerò una zuppa calda e leggerò vecchi giornali. La connessione qui fa un po’ come le pare, in certi blog ci va e in certi altri no. In ogni caso:
sono molto, moltissimo contenta, e abbastanza agitata perdonate. Per giunta dalla finestra sta entrando, in questo preciso istante, di nuovo una folata di quell’odore stranissimo. Ma davvero hanno deciso, dico io, di deodorare Milano?
Poi ho girato la mostra come fossi a un lunapark, oppure in un cimitero. Con quello che di bello, di allegro e colloquiante hanno i cimiteri. Con quello che di bello, di scintillante e autosufficiente hanno i lunapark.
Questi uomini tigre-conigli li ho sempre guardati come fossero una specie di parenti.
Per la precisione: di fratelli, o cugini.
Così pensavo di parlare di altre cose e invece mi ritrovo, all’improvviso, a parlare di questo.
Ho visto la parrucca di Andy Warhol spiaccicata all’interno di una teca, come una pelle di scimmia di consistente estensione. Ma è stato lì che ho pensato nuovamente al coniglio, piuttosto che a una scimmia o a una pelliccia di scimmia, mentre la tigre è la tigre bianca del manifesto di Armando Testa per il Lavazza Greatest Show.
In aggiungere: per strada, ogni tre quattrocento metri una folata di profumo, piacevolmente artificiale e esagerato come una specie di deodorante per ambienti. Probabilmente è un profumo che va di moda, e la folata proveniva da una persona (certe volte da un uomo e certe volte da una donna, almeno così mi è parso). Ma poiché si trattava ogni volta dell’identico profumo, ho pensato a un allestimento odorifero per il centro di Milano, e scioccamente ho perlustrato un po’ i muri alla ricerca, fra una vetrina e l’altra, di bocchette di aerazione incastonate allo scopo.
Della riunione è evidente non desidero parlare, almeno adesso dico, ma forse neanche dopo. Adesso mangerò una zuppa calda e leggerò vecchi giornali. La connessione qui fa un po’ come le pare, in certi blog ci va e in certi altri no. In ogni caso:
sono molto, moltissimo contenta, e abbastanza agitata perdonate. Per giunta dalla finestra sta entrando, in questo preciso istante, di nuovo una folata di quell’odore stranissimo. Ma davvero hanno deciso, dico io, di deodorare Milano?
