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sine link, sine cura (189-203)

Posted on mercoledì, dicembre 22, 2004 at 00:52 by Registered Commenteruntitled io | Comments Off
“Tutti i segreti del Découpage per creare subito piccoli e grandi capolavori”

“Gli alberi le cui chiome si vedono in primo piano non ci sono più. Ieri, i vicini che abitano nella casa sotto la mia, i padroni di quegli alberi, li hanno tagliati. Stanno facendo una stradina per auto e garage. Se non inutile, nefasta”.

“Sei novecentesco”
”A soreta - io sono bizantino”

“…quella parola, ‘cazzate’, che hai scritta…”

“come non essere d’accordo”
(Posted by Sticazzi)

“Some kinda druid dudes lifting the veil”
(come una specie di druidi dandy che si alzano il velo?!)

Mi capita di riflettere, assai spesso, sulle modalità. Poi uno, quello che vuole fare fa.

Non basta uno snobismo da quattro soldi, peggio ancora svogliato: bisogna essere scientificamente, deditamente, pervicacemente snob.

Era bella. “Stai bella così”, le ho detto. Non bella come una bella donna: bella come una donna bella. Difatti le ho detto “stai”.

Certi discorsi diversi e contemporanei ti si avviticchiano nel cervello, come serpenti. Poi stringono in un colpo, tutti insieme.

“Il giardino è condominiale, ma il rosmarino è mio”

“siamo tutti parenti di untitled”

“mainstream è praticamente un’enorme spilla di velluto con una giacca disegnata sopra”

Sto sanguinando dal labbro. Succede, quando lavori, non ti accorgi. Continuo a succhiarmi il sangue, e penso al piccolo pozzo col riciclo dell’acqua che ha messo mio padre nel presepe - per la gioia dei bambini come si dice. “Come fa a non allagare tutto?” ha chiesto mio figlio, sette anni. “Ci sono due buchini che vanno in un tubicino, poi esce la stessa acqua dall’altro lato”, gli ha spiegato mia nipote, cinque anni. Io sto fra quelli che pensano di morire dissanguati, quando gli sanguina il labbro.

Non so come è potuto succedere, ma gli uomini anziani che si siedono ogni giorno davanti al mio portone (esposto a sud e protetto dal vento, uno dei punti della città dai muri più lungamente caldi) si sono trasformati, dalla sera alla mattina, in quattro cani. Uno bianco, l’altro più piccolo nero, l’altro pezzato che ricorda vagamente una lince, e l’altro grigio topo.

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