legenda

 

 

- Se questo fosse ancora il blog che era, oggi avrebbe 5 anni e 661 post.
- Ma quand'è che questo blog ha smesso di essere un blog? c'è una data, una traccia, qualcosa?


È saltata la centralina della luce qui fuori, è saltata con un botto, qui dentro io e i bambini tenevamo attaccata qualsiasi cosa, i due computer e mille luci e strumenti (la televisione no perché s'è bruciata la spina giusto ieri, l'ho estratta annerita dalla presa e aveva un peduncolo carbonizzato, come placcato di asfalto). Così ho staccato tutte le spine dei computer e ho mandato i bambini giù ai negozi di pianoterra, a capire cosa fosse successo, e se qualcuno avesse già avvisato l'enel o se per caso dovevamo chiamare noi.
Adesso è ancora buio, fuori c'è un vento indiavolato, sto scrivendo a batteria, mi sento come se stessi scrivendo con una penna d'oca al chiarore di una candela, in mancanza di connessione apro qualche cartella a caso leggo di cose passate come se fossero di un secolo fa. La cosa strana è che fuori è tutto regolarmente illuminato, le luci della strada e i bar di fronte, così davvero sembra di stare isolati in un cubo nero (che questa casa è cubica): un cubo dalle pareti interne color nerofumo, come quei cubi di kapoor, solo che all'interno di quelli, se ti affacciavi all'imboccatura del foro e ci mettevi proprio l'occhio dentro, ti accorgevi che non era nerofondo ma blu klein e lo spessore della crosta (di quei massi che a vederli da fuori sembravano pesantissimi e che invece erano cavi, gusci cavi, gusci cubici che stranezza), era inspiegabilmente sottile: una sottile corteccia color argilla a sigillare un metrocubo di vuoto, un metrocubo di buio pesto dove il blu diventava nero, mentre invece il nostro involucro murario, è spesso almeno un metro.
Siamo ancora nella pancia scurissima del solido, anzi il buio sta diventando più fitto, perché lo schermo mi abbaglia. Prima ho fatto una foto qua davanti, mio figlio mi ha domandato "mamma perché lo fai?", che lui sa domandare, ma io non ho risposto. E una foto "perché lo fai?" devo averla già postata l'anno scorso, se non addirittura due anni fa, perché lo fai?
Provano e riprovano a riparare qua fuori: si riaccendono le luci in un grosso lampo e poi di nuovo, dopo un secondo, con un botto ripiombiamo nel buio, una volta, due volte, tre volte. Ci dev'essere qualcosa che fa contatto qualcosa di irrequieto, come un'onda persa, di elettricità, che si aggira furibonda nei cavi e non si calma.

FINE BATTERIA

SMS:

ti posso chiamare?
untitla

NO REPONSE


E-MAIL VIA CELLULARE

No niente è una strana situazione, è saltata la centralina dell'enel
sto sola in casa al buio da due ore e non posso uscire perché mi devo rendere conto, almeno finché finiscono gli operai dell'enel, e poi tuona e fulmina, così ho pensato mo lo chiamo e parliamo un pò di niente, ma insomma non importa. Ovviamente ti sto scrivendo via cell, mentre il frigo si sbrina fuori piove, acqua buio e finestre che fanno rumori secchi, per il vento, tuona di nuovo e lampeggia forte, ciao.

E-MAIL, RICEZIONE VIA CELLULARE

non ho credito manco per squillare - se vuoi chiamami


Al centro della caverna, al centro del buio opaco della caverna, untitla col cappotto addosso parla al telefono per un'ora, in mezzo ai tuoni e ai fulmini.
Untitla ha il cappotto addosso perché c'è un'unica cosa sensata da fare: uscire dalla caverna. Ed è proprio la cosa che lei non vuole fare.
Voglio morire qui, nella caverna. Voglio piangere. "Voglio chiudere il blog".

 

ho una treccia dura e fitta come una gomena di nave
non ci passa l'aria non ci passa niente
m'intreccerei anche le gambe e le braccia se fosse possibile
per non farci passare niente, ehi tu hai capito che non passa niente?
dura e intrecciata come un pupazzo di refe
quelli con le gambe lunghe, scacciafantasmi
della forma non m'importa niente e della musica neppure
e come stai mi chiese uno, io bene perché me lo chiedi?
sto come una che si vuole buttare a mare
solo che sfortunatamente non ce n'è mare qua sotto
allora posso buttarmi fra la gente è lo stesso
fare le cose che fanno tutte le donne
che hanno un sacco da fare, anch'io lo voglio fare un sacco
non sarà mica così difficile fare un sacco
e ficcarmici, se so fare una treccia saprò pure fare un sacco
non prima però di
non prima non prima di cosa


        

 A me 'sto dispositivo sembra un libro. Ma è meno di un libro perché non c'è l'indice.
E manca l'archivio.
Io non me li ricordo i tuoi titoli. E così digito parole a caso nella ricerca e trovo qualcosa. Ho digitato mappamondo, vincenzo, talento (sapevo di trovare) ma settembre 2008 mi dice picche.
Ora digito asino...

 adesso l'ho tolta, la funzione "cerca"...

 no, per me questo dispositivo è un marchingegno "insensato". Letteralmente. Poi così, eccheccazzo, è come stare lì col sacchetto dei fagioli o dei numeri della tombola. Allora me ne vado al lunapark.

 Io non ho ancora capito come si faccia ad entrare nel blog fatt'a blog, salvo ritrovarmelo davanti se compare tra i feed di pessimesempio. Lo scoprirò senz'altro.

 Ma la mancata comprensione è un discorso di rete? Voglio dire, abbiamo smesso di capirci qui dentro oppure abbiamo smesso di capirci e stop? Ovvero prima era un’illusione? E’ stata un’illusione?