L'oro, la frattaglia.

 

Tu diffidi della forma in fondo, come me e come altri (non so quanti altri)
sai che la forma vuota è proprio una cosa inutile
floscia
però pensi (come penso alle volte anch'io, e come altri pensano, ma stavolta moltissimi altri)
che la forma, una forma contenitiva, sia una specie di buona struttura. Una struttura di garanzia.

Io mi vedo questa "forma" come un vecchio corsetto a stecche, costrittivo. Talmente costrittivo da esser buono a sostituire la struttura: tiene insieme il corpo, un corpo slabbrato e mobile, e contenendolo lo tiene su. Lo fa star su. Ma la vera struttura non è un corsetto, è lo scheletro, lo sappiamo bene.

PORTAMENTO
per avere un buon portamento, sono necessari:
uno scheletro privo di difetti
muscoli tonici
legamenti della giusta elasticità
e sotto a tutto la forza. Un buon portamento comporta un dispendio costante di energia.
L'energia. O la folata. Il respiro. Il sangue. O quello che vuoi tu.

L'amore è fatto di questo tipo di sostanza, è per questo che ci sembra così simile a. È per questo che abbiamo paura che, se metti in scena quello, quella specie di flusso animante, va a finire che metti in scena l'amore. Ma prova a togliere i nomi a tutto questo. Quello che mi raffiguro, levati tutti i nomi, è l'azione di una specie di mantice. Il mantice è un attrezzo che mi fa sempre paura.

MAITRISER
and
MATERIALIZE
ma anche del mantice mi pare che ho provato a parlare. Del mantice e dell'amore. Sa dio perché la gente legge solo quello che desidera leggere, e il resto lo tralascia. RESTO è anche una mia parola, una parola che mi turba e mi esaspera: nel mio mondo, nel mio mondo perfetto, non ci dovrebbe essere RESTO - ma questa è un'altra questione.

Tu mi dici (tutti dicono) che ci sono modi infinitamente più semplici (di questo) per spiegare le cose. Mi diresti volentieri, penso, che se mi appigliassi a uno straccio di regola condivisa potrei vivere con meno dispendio di energie. Di amore, vuoi dire. Io sono una che si consuma, che se un poco si accende tende a mettersi in favore di vento, per divampare: e alla fine non resta che cenere, questo mi vuoi dire - ma sono solo proiezioni, perdona.

Solo proiezioni. Saresti abilitato a provare fastidio e a ribellarti. Mi chiedo perché non lo fai. Forse è che sei d'accordo, e non divincolarti (e non sottrarti all'azione del mantice) è solo un modo di dire che sei d'accordo. O è debolezza non so.

Ci sono alcune piccole cose che mi ossessionano questi giorni. Sono imagini apparentemente d'amore. Per inciso, è da tantissimi anni che non riflettevo sull'amore. Forse non lo facevo dall'adolescenza. Il desiderio adulto mi ha tolto la capacità di riflettere sull'amore. Io non desidero più nessuno per esempio. E' strano. Non ho nessun desiderio di toccare. Ma dicevo le piccole cose.

Una delle piccole cose che mi ossessiona, è il testo di quella stupida canzone. Una frattaglia. Non per caso, è una canzone della mia adolescenza: tredici anni, sabbia e mare, un costume che ricordo alla perfezione, e quella canzone lì nei jukebox. Una vera frattaglia. Non si capisce niente. Non si capisce chi parla a chi. Un uomo grande a una piccola? un cliente a una puttana? un cliente non pagante a una puttana? un fratello a una sorella? chi sa, tutto è possibile. Ma è un passaggio delicato, e insieme fermo, da una terza persona a una seconda persona: lei, dice prima, e poi dice tu. E non è colpa sua (della canzone), e non è colpa di nessuno, e non è colpa nemmeno dell'amore: è amore - e c'è anche qualcuno, o qualche cosa, che dorme, e che occorre non svegliare.

Sto scrivendoti questa cosa senza forma. Non si tiene da sola. Ma non importa che non si tiene, visto che deve sparire: sto parlando dell'oro, guarda l'oro, è tutto qui. Non abbiamo più parole per l'oro.

Ma c'è una cosa che possiamo fare, con l'oro. Non averne nessuna paura. Non avere avidità per l'oro. Né paura di perderlo. L'oro non è potere, l'oro è oro. È luce. L'oro può essere mostrato, se appena ci abbandona il pudore dell'oro.

IL PUDORE DELL'ORO
Ci adorniamo di argenti, acciai. Gomma o plastica, perfino. Qualunque cosa, purché non sia oro. L'oro è troppo importante per noi. Oppure noi non meritiamo l'oro: né di possederlo, né di adornarci d'oro. L'oro non è cosa nostra, non è cosa per noi - lascia che dell'oro se ne occupino le banche. O i gioiellieri. Ho parlato di gioiellerie, di grossi ori pacchiani e geometrici che le donne si comprano - "mentre tu - ti adorni - di una semplice imbastitura di filo nero". L'oro è denaro, tu di cosa stai parlando?
Se io volessi ridurre tutto questo a un oggetto, vendibile valutabile, dovrei ridurlo a poche e ermetiche cose, da infilare poi una dietro l'altra, e da mostrare come una stupida collanina di gran pregio, ben fatta.

Possiedo un piccolo oggetto d'oro, una specie di pepita. L'ho vinto, non l'ho avuto di regalo né me lo sono comprato, è proprio mio di diritto. Pesa molto. È oro, è plasmato come una piccola pietra, e lo possiedo. Così come possiedo, (precisamente perché l'ho rubata) una piccola pietra delle stesse dimensioni, staccata dal marmo composito di nome "breccia corallina", che costituisce i piccoli portali tramite i quali, nel castel del monte dorato, si passa in silenzio da una stanza all'altra. Questi due preziosi, hanno un valore incalcolabile (e di che cosa stai parlando? e lo vedi, come ti stai perdendo? lo vedi che hai finito col parlare della forma perfetta, la FORMA? non lo vedi benissimo da sola, Anna?)

Oh no non ti manderò tutto questo. Se no è capace che vieni qua, e mi picchi per esasperazione. Certe volte penso che al massimo della liberazione, dovresti venire qui e darmi uno schiaffo che bruci davvero.

Questa è una lettera d'amore. Io scrivo e penso senza partire da niente. Non studio né so. Non ricopio né cito. E ho buttato tutto quello che ho scritto finora per poter scrivere questo. Questa cosa senza importanza, questa frattaglia - una frattaglia, esattamente come una canzone.

John Lennon è un dio. Se gli guardi la faccia: ha una faccia di importanza pari a quella di Andy Warhol, o del ritratto di Shakespeare che conosciamo e che forse non era lui, o di una foto di scena di Leo de Berardinis prima che entrasse nel coma. Lennon è stato assassinato, giustamente, assassinato è la parola di ieri. Il primo video l'ho tenuto per un mese. Un mese di preparazione a baciare, uguale a quello che fanno loro là dentro, in quella luce di mosche. E Yoko Ono l'avevo messa ancora prima, nella sua disperata solitudine anziana. Metterò altri video di Lennon, probabilmente. Come quello di Mind Games, dentro al quale John Lennon saltella leggero fra la gente, abbigliato come penso che tu, se avessi forza e peso di soffio come lui, dovresti di quando in quando abbigliarti. Questa è una lettera d'amore se non te l'ho detto.



Bene: vedi sesso in quelle scene? vedi desiderio? vedi qualcosa di tutta quella paccottiglia che abbiamo ora, tutta quanta sparpagliata qua intorno? No: è una specie particolare di amore, che ha a che fare col respiro. Quando Yoko Ono e John Lennon s'incontrarono la prima volta, lei gli allungò un foglio di carta. Lei, la grande borghese, la fondatrice di Fluxus, la ricca, con quella faccia che non si poteva guardare tanto trasudava potere e sicurezza di sé, gli allungò un semplice foglio di carta, un biglietto di misura grande, bianco, con su scritto semplicemente BREATHE. In un piccolo e sottile stampatello. Respira. Te l'avevo detto che questa era una lettera d'amore. Nel tuo delirio di forma lo puoi chiamare esercizio. Fai come vuoi, non importa.