LUGLIO CON ALAIN DELON
(continua il mese di alain delon e non potete fare finta di niente)
il carattere di alain delon
il carattere di alain delon
Martedì 7 luglio - Apprendo ieri, ad appena una settimana dall'inizio del mese di alain delon, che il suddetto era stato invitato alla milanesiana a parlare appunto di questo film di zurlini, ma che s'è dato. Molta attenzione al fatto che sia scappato "coi soldi", ieri al telegiornale dicevano 10.000 euro e francamente fossi stata nella milanesiana avrei aspettato un attimo prima di dichiarare ai quattro venti che s'è fregato i soldi, potrebbe stare male ho pensato, potrebbe aver riaccreditato la somma e quella stare "in lavorazione", come dicono le banche, anche se meglio sarebbe un gesto stupido e pulito come quello di non andarci punto e basta, cosa mi potete fare? venitemi ad arrestare se ne avete il coraggio, o mandate avanti giannini che glielo spiego a lui.
Cronache locali - Scrive alain delon su facebook: "alain delon riflette sul fatto che solo un'aspirante suicida lo sposerebbe". Una gli chiede "ne sei sicuro? (sorriso)". L'altra gli dice "condivido in pieno (sorriso)". Lui risponde a questa (o all'altra) "piccire', vai a studiare, invece di perdere tempo su feisbuc".
sono delon, non un contratto
Sono Delon, non un contratto e quei soldi non li ho mai avuti
di Roberto Rombi
Repubblica — 07 luglio 2009 pagina 44 sezione: SPETTACOLI
«Sono io a essere furioso, altro che loro». Eccola la turbolenta conclusione per la rassegna "Milanesiana" di Elisabetta Sgarbi. Ospite annunciato, e domenica dato per disperso, Alain Delon, replica stizzito alle accuse degli organizzatori della manifestazione milanese. L' antefatto: l'attore era stato invitato in qualità di affascinante protagonista di La prima notte di quiete il film di Valerio Zurlini di 37 anni fa a cui era dedicata la serata di ieri. Invece domenica viene diramato un comunicato puntuto: «Dopo aver firmato il contratto e aver verificato l'avvenuto accredito del cachet pattuito», l'attore ha «cancellato senza alcuna giustificazione la sua presenza concordata sin da febbraio». Dalla Milanesiana sono fin troppo chiari: accredito arrivato, incassato, attore sparito. Alain Delon non ci sta. Col consueto piglio sanguigno, prende in mano il telefono e spiega. «Mi spiace molto, ma le cose sono andate diversamente da come le hanno presentate a Milano. Da mesi ero in contatto con la Sgarbi. Se ho accettato, non è per il cachet, ridicolo (10mila euro lordi), ma per l'amore per Zurlini e il cinema italiano. Poi son passati i mesi, nessuno mi ha detto che Giannini, con cui avrei dovuto fare delle letture ieri sera, si era reso indisponibile. Infine, l'iter bancario: il 29 scorso, dopo sollecito della mia assistente, parte il bonifico, che di norma è immediato. La mattina di venerdi 3 luglio, ancora niente: alle 11.30 la banca mi chiama, esponendomi errori di destinatario e di codice internazionale». Non c'era modo di rattoppare? «Certo, l'ho fatto io. Trovando insulso che gli amministratori abbiano atteso gli ultimi secondi possibili per onorare l'impegno, in più commettendo errori di trascrizione, mi son sentito preso in giro: a mie spese, ho rimbalzato al mittente la sua elemosina». Il suo è un giudizio negativo su una manifestazioni apprezzata? «Non ho nulla contro Elisabetta Sgarbi, ma contro le abitudini rilassate, talora miopi, delle vostre organizzazioni. Io non sono un contratto. Sono Alain Delon». Che vuol dire? «Sono Alain Delon, uno come Marcello, come Vittorio Gassman: non uno dei tanti. I burocrati sanno distinguere? Noi attori siamo un costo o un valore? Sono io che avrei fatto onore alla Milanesiana, non viceversa. E quel che trovo miserabile è che se c'è un disguido, un errore, una leggerezza, mettano tutto sulle mie spalle». Lei ha comunque fama d'essere una star esigente, imprendibile. «E invece non faccio che aderire agli inviti gentili, specie se provenienti dall'Italia, legati cioè al mio essere e alla mia carriera. Solo poche settimane fa ero a Roma, per i 125 anni della Maison de la Bulgarie, dove ho ritrovato Gina Lollobrigida. Perché ero lì? Per un raffinato portasigarette d'argento, che mi aveva regalato l'amico Luchino, ai tempi del Gattopardo, manufatto, appunto, della Maison de la Bulgarie*».
* nota mia: per Maison de la Bulgarie s'intende Bulgari, il gioielliere. Alain Delon si è confuso, o magari si è sempre confuso, ma che importa?
'Il forfait di Delon? Non posso accettare che si dica il falso'
di Sara Chiappori
Repubblica — 08 luglio 2009 pagina 11 sezione: MILANO
Elisabetta Sgarbi non alimenta polemiche sull'affaire Delon, ma mette le cose in chiaro. Calato il sipario sulla decima edizione della Milanesiana, preferisce fare un bilancio sui risultati: oltre 20.000 persone per 14 appuntamenti. Anche se un po' di amarezza per la clamorosa disdetta del divo francese resta. Elisabetta Sgarbi, Alain Delon le ha rovinato il gran finale del festival? «Non mi interessa alimentare polemiche, ma tengo a fare un precisazione. Delon attacca la serietà del mio staff, dicendo che hanno sbagliato destinatario e codici del bonifico e che lui non ha ricevuto i soldi. Come è possibile allora che la sua assistente il 6 luglio all'alba mi abbia scritto una mail dicendomi che quei soldi sarebbero stati restituiti? Rispetto le crisi depressive, ma non accetto le falsità. Aggiungo: ha detto che la sua presenza avrebbe onorato la Milanesiana e non viceversa. Gli consiglio di scorrere l'elenco degli ospiti di questi dieci anni». Delon a parte, come è andata questa decima edizione? «All' inizio, quando ho chiuso il programma, ero un po' preoccupata. Nomi importanti, ma in molti casi non proprio popolari. Contenuti complessi e accostamenti di ospiti non convenzionali. Poteva non andare bene e invece il pubblico ha risposto con un calore incredibile». Perché, secondo lei? «Quest'anno ho capito che in molti aderiscono al festival e alla sua formula. Si fidano e sono curiosi soprattutto di quello che non sanno. E' come per i libri, una questione di alchimia». Magari non li conoscono, ma voi squadernate schiere di Nobel, Pulitzer, Palme d' Oro. «Si, ma spesso si tratta di personaggi poco mainstream. Di icone glamour alla Milanesiana ce ne sono poche. Le faccio un esempio. Credevo che per la serata su Sciascia ci sarebbero state al massimo 400 persone. Ce n'erano 1200. E per ospiti non scontati: un giovane come Soriga, un erudito raffinato come Paolo Terni, per non parlare di Sgalambro e Buttafuoco che verso Sciascia sono tutt'altro che agiografici». La serata riuscita meglio? «Nonostante proprio quella dedicata a Zurlini. Adoro La prima notte di quiete: creare un prologo teatrale al film con i suoi protagonisti seduti sugli stessi banchi del set per me era la realizzazione di un sogno. Per questo avevo invitato Delon, non tanto per lui quanto per ricostruire quella magia. E comunque Filippo Timi che lo ha sostituito è stato eccezionale. Aggiungerei anche l'incontro con Tricarico e Tsukamoto e quello con Cabibbo e Kertész». La più difficile? «Quella con Bernard Henri Lévy e Claude Lanzman: diciamo che loro non sono due persone facili». La Provincia, l'istituzione che storicamente sostiene la Milanesiana, ha appena cambiato amministrazione. Teme conseguenze? «Spero proprio di no, vorrei non dover ricominciare da capo solo perché cambiano gli amministratori. Mi sembra che la Milanesiana abbia una storia che parla chiaro». Per la Cultura si è fatto il nome di Stefano Zecchi. Quando era assessore in Comune vi cancellò il finanziamento. «All'epoca disse che non dipendeva da lui e che era stato frainteso. L' unica cosa certa è che alla Milanesiana non l'ho mai visto. Non è venuto nemmeno il nuovo presidente, Podestà, per quanto annunciato ben due volte. Per la Cultura circola anche il nome di Cesare Cadeo, il primo a propormi di fare qualcosa a Palazzo Isimbardi. Stiamo a vedere, io la persona giusta da suggerire ce l' avrei». Chi? «Geminello Alvi (economista e scrittore, ndr), sarebbe perfetto». C'è chi l'accusa di pretendere che le istituzioni la finanzino a scatola chiusa. «Io non sono un' organizzatrice, tanto meno un'esecutrice. Della Milanesiana poteva esserci una sola edizione e invece negli anni è cresciuta. Per pubblico e qualità dei contenuti. A un assessore chiedo di aderire al progetto non di approvare gli ospiti o gli argomenti. Se vogliono un'operazione di marketing culturale non sono la persona che fa per loro».
Queste le due posizioni. Si dirà che si tratta di due persone piene di sé - ma fra l'una e l'altra c'è differenza, anzi l'indovinello preciso sarebbe: che differenza passa fra elisabetta sgarbi e alain delon?
Io sono sicura che elisabetta sgarbi abbia ragione, e che quella di alain delon sia una giustificazione raffazzonata e sommaria, se non falsa e buonanotte, come sostiene lei. Il che non vuol dire assolutamente niente - è la stessa storia del portasigarette d'argento: che differenza passa fra un portasigarette d'argento di Bulgari e un portasigarette d'argento della Maison de la Bulgarie regalato da luchino visconti ad alain delon durante le riprese del gattopardo?
Insomma è un caso: un bel giorno ti ricordi un film, rintracci una clip e la mostri nel tuo blog e ai tuoi amici perché improvvisamente ti accorgi che lì dentro, in quegli spezzoni di film, forse ci sta quello che non riesci più a dire, a spiegare correttamente, una forma di nostalgia acuta che ti tappa la gola e ti fa parlare male, reagire male, usare parole sbagliate, esagerare, buttare il prezioso nell'immondizia e conservare sciocchezze, incorniciarle, mostrarle a tutti come se fossero prove a tuo favore, prove della colpevolezza del mondo moderno che continua ad agire a tuo danno, capito come? è un caso, tutta questa faccenda nasce per caso, io non sono una giornalista né una fan di alain delon, sono solo stanca.
diario deloniano di mezzoluglio
Luglio non è ancora finito (non sono io che non lascio perdere alain delon, è lui che non lascia perdere noi). E quindi:

- ieri leggo sul corriere che la finora onorabile casa di mode dior si è ridotta a cancellare con fotoshop la sigaretta che alain delon tiene tra le dita nella presente famosa foto - insomma un altro elemento di tristezza e preoccupazione, lo dico da...
- no, ho pensato ieri che non voglio essere chiamata ex-fumatrice ma fumatrice in astinenza (siamo quasi a quattro mesi)
- intanto ieri sono andata a una festa che se a un certo punto fosse spuntato alain delon si fosse appoggiato a una palma e si fosse acceso una sigaretta proteggendo la fiamma con la mano a coppetta e osservando gli astanti con sguardo mite e doloroso non si sarebbe scomposto nessuno.
e che c'entra, alla fine, alain delon?
E non è la giovinezza che ti sfugge, che tanto quello lo sapevamo, il peggio è che sta sparendo il mondo per il quale eravano tagliati. E il più triste, è sapere che quel mondo non era poi così bello: duro, scomodo, e per di più intriso per ovunque di quell'orribile color cammello (pure alain delon lo testimonia nel suo cappotto, nel film).
Passeggiavo ieri fra certe case dell'infanzia, abitate da altre persone, sbrigativamente giudicavo queste persone meno interessanti dei proprietari precedenti. L'altroieri, tristezza in aggiungere, sono andata a un funerale. E' morta una donna di 85 anni, che un mio amico come sempre direbbe "ebbè?", e in effetti a 85 anni non puoi aspettarti altro che di morire, ma il fatto è che quest'anno, come dice mia madre, ne sono morti tanti. Cioè: stanno finendo, i grandi di quando eravamo piccoli, non ce n'è quasi più. E per una generazione come la mia, la cosa è più drammatica che per gli altri, per un motivo molto semplice, e cioè che quelli più vecchi di noi avevano genitori, e amici dei genitori, sostanzialmente cacacazzi: una generazione da cui liberarsi, vessatoria e/o vittimistica, una generazione di persone patite verso la quale non c'era altro da fare che rivoltarsi, e lo facevano felicemente e senza troppi dolori, da adulti. Quelli di dopo di noi, invece, hanno genitori e amici dei genitori praticamente come loro, quasi peggio di loro, gente che vuol sembrare giovane si comportano come ragazzi. Io mi sfilo, veramente, da questi qua, io non sto cercando il modo di sembrare una ragazza, a volte lo sembro negli atteggiamenti e questo mi dà abbastanza fastidio, perché sono atteggiamenti che non posso eliminare, che sono figli (come io, sono figlia) della vera rivoluzione feminile, quella che spicciativamente ti assimilava ai maschi... e in quel film, adesso che ci penso, l'elemento veramente strano è quella ragazza fatta a ragazza, che sembra una ragazza moderna, "bella quella ragazza, come si chiama?", si chiama sonia petrova. Ma curioso, poi, che quel film parli sostanzialmente di una ragazza che, si scopre (spoiler, come si dice), la dà a tutti. Ieri mattina, intanto, sono rimasta sola in casa, col caldo infernale che faceva, ho collegato il computer al cellulare e armata di cuffia e di santa pazienza mi sono messa ad ascoltare, diligentemente proprio, le otto registrazioni pubblicate dall'espresso.
Ieri sera poi, a cena, l'ho detto a tutti, "stamattina mi so' sentita tutte le registrazioni audio di quelli lì". Tutti mi hanno detto madò no, a me mi fa un po' schifo mi sembra una cosa così... si erano letti le trascrizioni, le ritenevano più che sufficienti, ecco perché non hanno ascoltato. "Ma tu perché l'hai fatto?", mi hanno chiesto. Io gli ho risposto: è importante sentire con le orecchie, un conto è leggere un conto è sentire le voci. Ma soprattutto, ho detto, per noi, per noi di qua, è importantissimo sentire quelle voci, perché...
Perché. L'altrogiorno che percorrevamo, coi bambini, la murgia in bicicletta, fra seccume, vigneti a tendone e alberi di fico, mi facevo in testa una specie di spot pubblicitario delle bellezze della regione, che alla fine finiva con: puglia, terra di escort. E ascoltando quelle registrazioni ieri, quello che mi incuriosiva e mi atterriva massimamente non era la voce del premier, che tanto quella la sappiamo, che al massimo lo possiamo confondere con l'imitazione di fiorello, quanto la voce di quegli altri: la ragazza, tarantini, l'autista, le altre papere invitate alla festa. Perché quelle voci sono la colonna sonora di ogni giorno, qui, per esempio se a bari ti vai a prendere un caffè, o entri in un magazzino, o semplicemente per strada, ma poi neanche solo a bari anche salendo verso qua: al mare per esempio, sugli scogli specialmente, o nelle gelaterie, o nei bar dove si fanno gli aperitivi, ma anche nella mia città, dove orde di ragazzine passeggiano sculettando, tutte truccatissime parlano di ragazzi, e ogni tanto sbottano in espressioni dialettali pesantissime, agitando i capelli castani, lunghi e lisci, che sfiorano i loro culi a mandolino, e gli uomini le guardano con consumata indifferenza, se così si può dire, non come una volta gli uomini guardavano le donne per strada, con lo stringimento di stomaco di non poterle avere, ma come le guardano adesso, consapevoli di poterle avere se appena gli bastano i soldi. E questa al solito è una mia generalizzazione, odiosa e ingenerosa, una mia fissazione, che sono tutte puttane, ma tornando al punto: se sei di qua e senti quella registrazione, senti la voce di tante ragazze, di tante donne, di tante che conosci che senti parlare, in mezzo alla strada e in qualunque posto, sulla barinord per esempio, o ai saldi della sisley, ma anche fra le professioniste, negli studi e nelle case degli amici.
Per tornare ad alain delon. L'altro giorno matteo mi scrive e mi ricorda gentilmente, per lettera, che è uscito un altro trafiletto sul giornale riguardate la faccenda di alain delon e della milanesiana. Lo ringrazio, l'ho letto gli dico, parla di una ulteriore penosa precisazione dell'organizzatrice, parla di attestazioni di avvenuti bonifici, di ricevute, di fax, insomma una dichiarazione burocratica proveniente direttamente da un computer dell'ufficio, dalla postazione di un segretario o di una segretaria che ancora sta a milano a lavorare e a stilettare il povero signor delon, aizzato o aizzata dalla capa che vuole che la precisazione sia pubblicata sul giornale prima che la gente si scordi titalmente della faccenda (semmai glien'è importato più di tanto), e tutto questo invece di andarsene tutti al mare in grazia di dio, era così triste che alla fine mi è sembrato abbastanza inutile allungare il brodo di queste mestizie, ridondante.
2 link
il luglio di matteo
il luglio di mauro
Segnalo una curiosa circostanza: il luglio viene seguito con attenzione soprattutto dai maschi (le donne sono forse meno inclini a questo tipo di nostalgie? e io allora?)
2 video
Del primo video (è asterix aux jeux olympiques), segnalo: "ces cheveux ne blanchissent pas, ils s'illuminent". Riguardo al secondo video, riflettevo su quanto radicalmente scelga di essere convenzionale questa persona. E sul fatto che a volte è proprio la dimensione convenzionale a permettere ad alcuni sentimenti "difficili" di emergere intatti, luminosi, non penosi.
