
Mentre cerco febbrilmente di configurare ogni desiderabile speciale applicazione del mio telefonino di nuovissima generazione - che non ne ho mai avuto uno prima d’ora, dico di nuovissima generazione
e intanto sogno di crepuscoli affollati dove, invece di una mitraglietta da guerra come nel telefilm Cold Case che ho visto ieri, viene lanciata verso l’acqua del fiume, o del mare, una maglietta (ma siamo alla settimana enigmistica!) a strisce bianche e celesti come quasi tutte le mie magliette “storiche”, e s’incolla al muretto di pietra che divide la strada-lungomare dall’appunto mare
e resta lì, appiccicata così, poi io vado e gentilmente provo a riprenderla ma NO, mi dice una delle due ragazze lì sedute sul muretto, questa maglia è la mia! – oh mi scusi, dico io, chiedendomi se devo darle del lei o del tu, poi come invariabilmente faccio le comincio amabilmente a parlare, chiacchierando del più e del meno e cioè di tutta intera la collezione di mie maglie bianche e celesti
e intanto leggo che non solo siamo alla frutta ma ci restiamo, schiacciando noci e nocelle oziosamente imbriciolando il tavolo di frammenti e polverìo di gusci, parlando del più e del meno come si usa dire cioè invariabilmente del meno, che less is more come tutti sanno, lo disse quello lì
mentre scappo dalla giornata di sole per rifugiarmi in un’anacronistica tana d’ombra - che tutte le case hanno da essere, come dicono i miei clienti, prima di tutto luminose e invece no, come sempre bastiana contraria o meglio che mi sto avviando al rimbambimento definitivo, io abito in una casa buìssima dove fasci di sole forte entrano come spari, radenti
e mentre leggo di intelligenti interventi - dove? ovunque! - e penso che di intelligenza di arguzia ce ne moriamo, e se ancora siamo vivi è soltanto per una questione di bon ton
e mentre apprendo che il renewax o renewere o rene qualcosaltro basta un clic e ti fresa l’epidermide rendendola liscissima eliminando le rughe e ogni segno di grigiore, ah ma bene lo compro, ma poi penso chi se ne frega, se inventavano una macchinetta rotante che massaggiandoti le guance dall’esterno ti curava denti e gengive, era meglio
e mentre leggo di giovani intellettuali lancia in resta che s’indignano e mi guardo desolata le ginocchia e mi chiedo, con la consueta tolleranza che mi uso, cioè con compassione più che con qualche severità, oh dio, ma perché io non m’indigno?
mi telefona Riccardo che ha finito di leggere Henry James e gli chiedo come è stato e lui mi dice sono sopraffatto, mentre intanto io mi guardo le unghie, poi mi prendo D e mi vado a leggere a letto l’oroscopo di Marco Pesatori
e mi guardo allo specchio passando e non mi vedo perfettamente, non mi vedo perfettamente, una volta sapevo tutto di me, adesso non so più niente, dovrò autofotografarmi col telefono scaricare via cavo la mia autofotografia, e sperare che fra un passaggio e l’altro spunti fuori un racconto presentabile o una foto finalmente spendibile
poi maria che mi chiede: cosa sta succedendo?
come a tutti le rispondo: niente, non ti preoccupare
stamattina fumavo col grembiule sul balcone di cucina
“ciao”
“ciao”
“bellissimo grembiule!”
“lo vuoi uguale? beh arràngiati, non se ne trovano più – è che sto cuocendo il polipo, schizza”
poi mi ritiro nell’ombra. Ci chiediamo, le sorelle, se papà viene a mangiare con noi domani
“no deve vedere il gran premio, gli basta un tegamino di pasta al forno”
“cioè si vuole stare per fatti suoi?”
“beh sì”
“ah vabbè allora”
e quindi non si chiamava Giuseppe Conte quello che mi piaceva, bensì Corrado Costa, “è che suona uguale” mi dico, sbuffando, ogni cosa suona uguale, la memoria si va inceppando comincio a dire sempre le stesse cose, devo ricordarmi man mano delle cose che ti ho già raccontato, questa sì, questa no, questa no, questa sì, e in ogni caso non è vero, non leggo più le poesie di nessuno
tanto più
che se si parla di lingua non ti capiscono, pensano che tu parli di come ti senti, e per fortuna che ci sei tu, a dire come ti senti, che così lo capiamo pure noi come ci sentiamo
e come va?, diceva una canzone
je le vaux bien, rispondeva la donna dell’Oréal
(tradotto in italiano: “io valgo”)
e questa in due parole è la Teoria della Jeune-Fille
che io le ammazzo tutte, le jeunes-filles, con una mitraglietta automatica che spara trenta maglie bianche e celesti al secondo, verso il mare, e poi mi arrestano quarant’anni dopo viene la squadra omicidi antichi e mi trova a casa come una scema che rispondo “ma come, cazzo, Ellis è morta? e quando, è morta?” - come in Cold Case, mentre (flashback) il ragazzo cantante canta Lay Lady Lay, e io penso prima o poi me la devo scaricare