Rosetta

GEROGLIFICO
sento lei parlare di oggetti, lui parlare di colori
(tramite la protagonista, la donna)
proprio ora che mi sembra
di aver abbandonato tutto questo, di avere aperto le dita e lasciato andare
o lasciato crollare
i sottili pilastri metallici di un mondo
di evidenze? no: di piccoli splendori accatastabili e incastrati fra loro
non m'interessa più, la composizione chimica di un verde naturale
o che un rosso si ottenesse
macinando ali di coccinella, come mi dissero una volta
(e ci credetti naturalmente, così come
credo a tutto) - di fatto il mio cervello
si appiana di giorno in giorno fra l'azione di un non-m'importa
e quella di un non-ricordo-più-niente
come sotto l'azione di due spatole di legno, compassionevoli e calme
e poi che faccio? niente: parlo a lungo con un uomo che dorme
sistemato in una specie di branda
in un angolo della testa o del cuore (non sai nemmeno più distinguere le stanze
architetto?)
curandomi di parlare di cose sempre più stupide e tenui, per farlo addormentare
più profondo e per liberarmi io, del peso di ogni specie di precisione
del piombo avvelenante di ogni ragionamento
come se potessi aspirare a una rinnovata pulizia - ma non sarò più mai
pulita di colori e di forme
al massimo l'effetto sarà svestito, disornato, slavato
o scorticato, come dopo un lavaggio chimico
come offrire una foglia per la sua sola filigrana sbriciolabile, e non
per il suo lucido ed elastico verde
e l'unica occupazione nella quale
mi viene voglia di immergermi ora
è lavare per terra
torcere una pezza ammorbidita dai molti lavaggi
dai molti strizzamenti, passarla e ripassarla
su un pavimento qualsiasi, sul pavimento sul quale
di volta in volta ci tocca di abitare
inginocchiata davanti al secchio con la stessa religiosa vuotezza
o solo semplicità con la quale
mi chino su quel letto, verso l'uomo che dorme, addolcito
dal peso della speciale stanchezza
di quando non c'è più niente da governare
o da rendere bello, o sopportabile almeno
DEMOTICO
poi insomma c'è stato, c'è, questo libro terribile, di semplicità terribile
cioè: spaventosa
che non mi faceva bene, non mi ha fatto bene ieri, né l'altroieri, e neppure stamattina in aereo - né stasera, mi farà bene, e ugualmente lo leggerò
ho messo delle piccole orecchie a delle pagine, tipo un punto dove qualcuno accarezza la schiena di piccoli topi, di laboratorio, con un pennello, ma la frase esatta è... aspetta...
"Tutto questo è stato dimostrato in laboratorio, accarezzando cuccioli di topo con un pennello".
chissà perché, di tante cose che volevo segnarmi, questa è l'unica orecchia che ho messo.
sarà per l'assurda espressione "cuccioli di topo".
ora che la riscrivo, la ripeto, mi ricordo di quella cucciolata di topi nella scatola dei libri che
salvai, invece di sterminare.
improvvisamente quel libro mi ha fatto ricordare di tutti gli spaventi, di tutti gli incantamenti - e quella cosa che avviene per dolore, o fame, affamamento?
Lo psicologo francese Pierre Janet definiva questa condizione "abbassamento del livello mentale".
Il dottore dice: "Abaissement du niveau mental".
Quando siamo stanchi o depressi o affamati o stiamo male.
Non erano allucinazioni, quelle che avevo allora. Era un "abaissement du niveau mental"
Ma aveva a che fare coi vasi comunicanti, apprendo.
Le due parti del cervello come vasi comunicanti, la destra invade la sinistra, nel senso che ne prende il posto - no sì, l'invade
e tutta quella quantità di disegni, e l'immobilizzazione fisica graduale, e
no, è abbastanza terribile. Non so come potrò convivere con questo libro, dopo che l'avrò finito. E questo, come al solito, non sarà considerato altro che un ragazzo con delle intuizioni, e la lingua un po' fluida, niente di più. Non c'è bisogno di essere dei genii per centrare una situazione.
e in qualche modo questo ha centrato la mia, situazione.
e io, tutto sommato, non vorrei che essere una persona sensata, così come questa qui, vorrebbe essere, se non fosse sospinta da tutti quanti...
verso un destino che non vuole e non può sopportare. Ci sono delle cose che uno NON fa, per proteggersi, e non è una cattiva cosa.
lei non fa che dire: io NON voglio essere un artista, anzi NON lo sono, NON lo sarò, NON mi piace - ma quelli da lei vogliono
I SOLDI: la ricostituzione del patrimonio di un'intera generazione - anzi forse due.
GRECO
ITALIANO MODERNO

