stay tuned
ho la sensazione che questa narrazione del terrremoto non finirà più, o almeno: che continuerà per un tempo lunghissimo... una specie di cura, no, una cosa più lenta e che va per fatti suoi... una specie di flebo, sì
o una musica molto qualsiasi, accordi e fotogrammi metallici, immagini vecchie, antimetropolitane, non più gioventù solo bambini e adulti, non merce né merci, non più niente, lavoro freddo umidità, fredda utilità, modesta anedottica
ma mi rifiuto di pensare che tutto sia diventato all'improvviso indecente, no io non mi sento indecente a mettere per esempio un video, credo di aver preso le misure alle cose, so sempre dove sto, in che modo, perché, grazie a chi, so sempre di che cosa stiamo parlando, sono stanca di sentirmi in colpa - e adesso, per dire, cosa dovrei fare? dare un senso, a posteriori... dire cosa penso, per esempio, tralasciando il cosa provo?
bene, allora penso (e non provo): che non ne posso più di lungimiranze in longitudo e codedellocchio in latitudo, secondo me sarebbero più utili sguardi corti e penetranti, piccole trivellazioni a dieci centimentri sotto la crosta del suolo, fino all'aerato cunicolario dei vermi, m'immagino tutto questo terreno sollevarsi leggermente e ridistendersi come una coperta, aerarsi - e non è quell'aria, che stiamo respirando adesso tutti? l'aria dei vermi, la piccola aria rigenerata e fresca che si sposta velocemente in orizzontale, sotto la coperta di feltro asciutto? la coperta di feltro asciutto, quella delle guerre e delle solidarietà?
ieri ho visto uno strano sceneggiato, si chiama "mal'aria", stranissima quest'aria di palude che all'improvviso si mette in mezzo fra un collegamento e l'altro coi luoghi della montagna, con quei paesini talmente salubri che non c'è quasi differenza fra la pelle dei vecchi e quella dei ragazzini, cosa c'entra la palude mo? cosa c'entra quel verdegrigio, quell'odore, quello sciame di insetti, quella pelle linfatica, quella debolezza congenita, da maleficio?
no non volevo dire niente di preciso. E il video di qua sopra: voglio tenerlo. E' una melodia semplice e ruffiana, in una luce di tramonto meccanico (sti ragazzi di adesso, semplici e ruffiani, la loro ruffianaggine pulitissima, color mercurio): mi serve per parlare non di che cosa penso, ma di come mi sento, e farlo con della musica e delle foto b/n, mi pare che sia un modo decente - poco più che stare zitti, delegare, sfumare, disegnare un area sentimentale dai contorni incerti, comunque non vergognarsi, di che cosa ti devi vergognare?
