un incerto sorriso


è davvero un sorriso molto incerto questo
non mi rivolgo a nessuno, mi vergogno di parlare di queste piccole cose
leggo quindi i giornali, ascolto, guardo
penso: tutto sommato io sto bene, non ho perduto nulla e non mi posso lamentare
ho bisogno di molto poco mi riprendo molto in fretta da tutto
l'altra notte leggevo il corriere della sera in un letto d'ospedale
erano le due e mezza, anzi le tre menunquarto, il lettino si è mosso come una zattera su un lago
ho pensato "non faccio niente", e anche "forse mi sto sbagliando"
prima avevo guardato riotta in un ansioso discorso di congedo dai telespettatori del tg1
e li chiamava, ci chiamava, "tu, tu, tu e tu", puntando col dito indice alla telecamera
sembrava proprio uno appena licenziato, non ha fatto neanche gli auguri al prossimo direttore
le ragazze dell'ospedale, di diverse nazionalità, o se no di roma
dondolavano le loro code di cavallo ravviate
e mi facevano sorrisi incoraggianti, sbatacchiando i cuscini, infilando estraendo aghi a farfalla
io rispondevo loro con un sorriso molto incerto, e controllavo il telefonino
qualcuno mi mandava messaggi di amicizia, qualcuno mi chiedeva ma dove sei finita
io non potevo che rispondere con un incerto sorriso
che però non si può inviare con un telefono
allora l'ho soltanto pensato, con attenzione me lo sono allargato dentro
e adesso che sono a casa, provo a farne qualcuno a vuoto
prima di rientrare l'ho chiamato, gli ho detto solo "mamma sta bene è solo che per un po'
parlerà come gatto silvestro", si è messo a ridere, anch'io, ma più che ridere
mi è venuto di nuovo quell'incerto sorriso
che adesso, per il momento, proverò a fare mio, come un vestito a cui non sono abituata
ci ho provato anche ieri in mezzo a tante persone, alla stazione di servizio
incominciavano le vacanze di pasqua ieri, c'erano macchine di amici, famiglie con grossi cani
ragazzi che tornavano dalle università, ma anche famiglie con nonne, e fidanzate dei figli
dalle pelli incredibilmente bianche, che ti facevano pensare
a qualche cosa di torrido, mangiavano patate nell'autogrill, il capofamiglia assente, lontano
mentre provavo a raccontare qualcosa, muovendo con circospezione le mani
esercitando questa piccola lingua nuova, un po' acrobatica, un poco ne ridevi eri contento
io ti pregavo: "al telefono non ci voglio parlare, parlaci tu per piacere"
e mai ti ho chiesto aiuto con un più incerto sorriso