Vita da Claire
(interazioni non raffinate)
tutto è così come viene fuori, e non è neanche esatto che non me ne vergogni - mi vergogno di molte cose, cioè non vergogno, un poco mi imbarazzo, ma...
con questo imbarazzo pago il fatto di vedere davvero, nero su bianco, cosa mi sta passando per la testa. La ragionevolezza di cui parli sta in quel minimo d controllo (leggibilità, chiarezza, univocità) che eserciti su quello che scrivi ogni volta che lo presenti a qualcuno, o anche pure quando lo presenti a te stesso. Io a quel controllo ho rinunciato a vent'anni (perfezionando l'abbandono nel giro di qualche anno ancora), fu una tale liberazione...
- Vero, Claire.
- No. Non vero. Vivo?
- ...la veritàààà / ti fa maale / lo sai...
- No. Sì. Beh sai: c'ho un problema, io, col vero. Meglio vivo.
- Perché ci stai mettendo così tanto, a scrivere sta cosa, Claire?
- Bella domanda!
- Dai, perché?
- Perché tutto è lì evidente, smagliante, ma non una parola per dirlo è condivisa. È un mondo senza nomi, nomi utili, capisci?
- Ehh.
- Continuiamo col questionario Rust.
- Quando vuoi.
- Allora Claire: sei innamorata?
- Oh dio, mi fai sempre la stessa domanda!
- Piove sul bagnato, Claire.
- No piove sull'asciutto: piove in casa.
- Cazzo questo è un problema.
- Passerà.
- Come stai Claire.
- Ehi! da quanto tempo! Io bene, ricammino, tu invece?
- Io sopravvivo, Claire. E ho un problema.
- Ti ascolto.

"Il prossimo film ('Til the End of the World') sarà un eccesso di movimento nello spazio, ma è esattamente per provare, per dare la prova stessa che il movimento nello spazio è inattuale, che si può andare in una sola volta intorno al mondo senza realmente andare lontano." (Wenders, 1988).
Nonostante il forte esborso economico e il grande impegno dal punto di vista organizzativo, l'ambizioso film non è stato accolto favorevolmente dal pubblico né ha soddisfatto la critica in generale, la quale ha sottolineato che Fino alla fine del mondo è "un gran contenitore di temi e ossessioni dell'universo wendersiano." (D'Angelo, 1994 : 129), "un 'B-movie', modesto ed inventivo, ludico e visionario, in breve artigianale." (Toubiana, 1991)
[da qui]
(La strada è piena di macchine, vanno tutte in un senso, o se no girano. Un furgoncino verde pisello, piccolissimo. Le due ragazze dell'ufficio assicurazioni lavorano in una stanza, minuscola. Stanno sempre con la testa piegata su dei fogli, si vedono solo due gran code di capelli, ricci e puliti, spiccare verso l'alto. La fotocopiatrice è di tipo antico. La signora del bar mi abbuona 5 centesimi. Cerco una carta nella borsa, lei mi dice "non fa niente", io le dico "non cercavo i 5 centesimi", sorrido, mi guardo nello specchio del bar. Dice Riccardo che sta facendo un esperimento: non guardarsi allo specchio mai. "Per imparare a muovermi diversamente nel mondo", mi dice. Oppure no, dice una cosa diversa, non sento bene. Il ragazzo alto che parla con mia sorella, alla Posta, è Vincenzo. Appoggia sempre sullo stesso piede, vi cala con tutto il corpo. Non su quel piede, sull'altro. Non ci sono Peroni, prenderò una Kronembourg. "Sì che c'è, la Peroni - sta lì dietro!". No che non la vedevo, c'era una squadra di calciatori, sopra. Gli intonaci si distaccano pian piano da certe case, altre invece se li rifanno, nuovi. La pubblicità di una crema nutritiva per i piedi: la parte superiore è normale, sotto invece, tutto l'arco, e il tallone, è zolla di terra secca. "La pelle del vostro piede ha bisogno di lipidi". Lipidità. "Era meglio calpestare". Calpestare. Calpestare. Pensavo a "Coro". Ho camminato lentamente, su di loro. Non cantavano affatto, cantavo io)
llu:
vivo al posto di vero, sembra una liberazione di prima occhiata (tanto che te lo rubai)
untitled io:
E' una liberazione di pianta. Nel senso di vegetale. Tipo "i papaveri del campo" (ma erano papaveri? no-o?). Non so, qualche cosa d'irresponsabile.
(ah sono pronta a qualsiasi genere di questionario, sarò felice di rispondere alle Vs.domande)
Claire
a.:
è un invito a nozze, quello di farti domande, claire (??!!)
è che quando ti leggo, claire, ho sempre forte l'impressione che la tua scrittura sia un modo di nascondere piuttosto che di rivelare.
come una transenna, dipinta di colori o con scritte, come un paravento dietro il quale si svolge un'attività febbrile ma da celare. come 'lavori in corso' ma molto, molto, molto più argomentato, meno secco eppure altrettanto perentorio.
ho sempre l'impressione che tu faccia qualcosa di importante e chissà perchè anche esplosivo lì dietro, pericoloso, come maneggiare dinamite per qualche scopo inconfessabile e che la tua scrittura esprima anche in qualche modo 'non disturbare'.
è un blog che aumenta la timidezza e l'attenzione per chi già ce l'ha. con un leggero filo spinato elettrificato. leggero, certo.
ecco questo invito alle domande ne rompe un pezzo.
e io mi infilo.
e ti chiedo.
cosa stai combinando, lì dietro, claire?
:))
untitled io:
alla faccia!
intendevo: microdomande, circumstanziate.
tipo: che tipo di elettrificazione fai?
io ti avrei risposto: a bassissimo voltaggio.
non farei male a una mosca - la strangolerei senza farla soffrire, ecco.
ma a parte tutto: sto lavorando. Qua è un casino. Si tratta di prendere un panorama e dilatarlo come si fa co una matassa imbrogliata. Ci sono cose del passato che ritornano, più splendenti di prima - e questa sarà l'età. Ci sono cose del presente che fanno velo, un velo assurdo, da strappare senza più starci a pensare: non servono. Poi c'è voglia di fare - politica? - qualche cosa di pubblico. La sensazione di avere in mano un arsenale. E la fede incrollabile in un attitudine "radicale" - sì mi sento più radicale, moltissimo radicalissima, oggi.
Poi è da una settimana che mi sono messa a dormire nel letto che tu sai. L'hai vista tu, Villa Noailles? quello è il luogo, di là che parte l'intrapresa.
Ah lo scopo non è inconfessabile: lo scopo è esserci - se no, ci ritiriamo.
a.:
e adesso mi viene un'altra curiosità, claire, (sono incoraggiata dalla prima risposta e forse non dovrei).
quali sono le cose del passato che ritornano, più splendenti di prima -(e questa non è l'età!)?
perchè la sensazione è, dall'immagine di quel letto che so, che ritorna una certa dimensione solida, tridimensionale, architettonica in senso lato, per un po' appianata.
e poi per fare in modo che lo scambio sia più equo e che io solo non domandi e mi intrufoli e tu solo non risponda, ti scrivo, anche non richiesta, che io invece sono in pieno trasloco, cimitero, dermatite, tutto insieme.
la pelle di cui ti avevo parlato un po' di tempo fa, la muta, sta avvenendo (a cominciare da quella del viso, anche se più che un serpente mi sento un drago sputafiamme) e lentamente, ma inesorabilmente, anche un po' inconsapevolmente considerate le circostanze climatiche, ci avviciniamo all'estate.
tutto secondo la previsione oracolare.
bah!
untitled io:
no qui niente pelli di serpente - a parte quell'orribile immagine della pubblicità della crema per i piedi, di cui dicevo. Sì la tridimensione, lo spazio. sono contenta di parlare con architetti certe volte, specie con quelli, come te, che l'Architettura sono anni che se la rigirano fra e dita ripetendo alla gente: come sarebbe a dire non è questo! non è questo? e cos'è allora?
so che mi capisci, e con questo chiudiamo il discorso sulle comuni competenze, che se no.
(ma poi perché dovremmo chiuderlo, dice l'altra voce)
(già, mi chiedo proprio perché)
Ah: ritorna del passato, per esempio, lo spavento proficuo. E una certa scanzonatezza - bruttissima parola, ma dice.
a.:
a proposito di arsenale e di competenze comuni....
pensa tu!
ho iniziato una tesi in progettazione sul bacino dell'arsenale di venezia, ho interrotto per un po' di tempo per fare altro e uscire dall'accademia, ho finito per fare una tesi, sempre in progettazione, su 'campo di marte' alla giudecca, esplorando il rapporto tra norma e progetto, che è il tema della mia vita.
rapporto tra norma (la mia) e radicalità, anzi diciamo pure anarchia (la mia).
è un bilico difficile e tutto dentro.
non avevo mai fatto caso su quanta 'marzialità' ci fosse in tutto ciò, quanta belligeranza, quanta potenziale esplosività, quanto rosso, anche solo nei toponimi.
e, contemporaneamente, quanta (ma quanta) struttura.
e sento che io e te ci stiamo come incontrando ad un incrocio, in un punto.
quello che per te ritorna, io lo sto lasciando andare.
come ne la piazza di giacometti.
qui però il 'campo' non è definito dallo spazio in mezzo tra le figure, ma dallo spazio attorno al punto dell'incontro, di due (o più figure) che per un attimo si sfiorano proseguendo poi su cammini diversamente direzionati.
ma quale concentrazione energetica in quel solo, piccolo punto!
l'attimo dello sfioramento, dell'incontro, fors'anche di un tacito passaggio di consegne?
buon esserci nello spavento proficuo e in quella certa scanzonatezza che sai.
llu:
che occhiali di spiaggia, eh :)
io si, ho una domanda. Per esempio, c'è un'immagine efficace, semplicissima, per "mostrare" il web? mostrarlo come il mare a uno che mai lo abbia visto
untitled io:
beh sì, li ho comprati per la spiaggia :)
Una immagine che mi è tornata alla mente è appunto quella di Coro: clicca sulle foto degli uomini nudi che dormono, in fondo al post, esce una pagina del sito di Studio Azzurro, in fondo alla pagina c'è un filmino (mi hanno detto che se dico "filmino" le persone più giovani di me non capiscono, ma chi se ne frega, io dico che non è vero) dove ci sono persone che camminano su persone che dormono e forse sognano, sicuramente respirano, e tutte insieme possono essere un immagine della rete, fra calpestanti e calpestati che manco se ne accorgono, di essere calpestati, e interazioni non raffinate. Tipo.
untitled io:
interazioni non raffinate.
untitled io:
(è naturale che noi le vorremmo raffinate, ma il bello è che restano molto poco raffinate)
